Bologna, corteo di rom e sinti: “Stanchi di essere considerati ladri”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 Maggio 2015 18:33 | Ultimo aggiornamento: 16 Maggio 2015 18:33

BOLOGNA – A Bologna corteo di rom e sinti. In centinaia si sono mossi da via Gobetti, dopo aver intonato l’inno nazionale, diretti a piazza XX Settembre per manifestare in difesa dei diritti delle minoranze e contro la xenofobia nel giorno dell’anniversario della rivolta nel campo di sterminio di Birkenau. Presenti il sen.Sergio Lo Giudice e Luigi Manconi, presidente commissione bicamerale diritti umani, l’artista Alessandro Bergonzoni, centri sociali. Sono previste contro-manifestazioni.

“Le contro manifestazioni di oggi sono la dimostrazione di politiche razziste. Devono capire che possono venire a dialogare con noi. Siamo stanchi di essere oggetto delle campagne elettorali di Salvini e altri. Siamo stanchi di essere considerati dei ladri e delinquenti, Hitler faceva queste politiche”. Così Davide Casadio, presidente dell’associazione sinti italiana, a margine della manifestazione. Prima della partenza del corteo – a ritmo di alcune canzoni suonate dai manifestanti, tra cui l’inno nazionale e Bella ciao – alcuni sinti hanno depositato una corona di fiori nel luogo in cui la Banda della Uno bianca uccise due sinti italiani, nel campo di via Gobetti. “Siamo qui per dire che abbiamo subito come popolo – ha aggiunto Casadio – noi siamo per il dialogo. Salvini è un razzista, perché il razzismo è sentire gli altri meno importanti. Ma noi abbiamo combattuto per la Resistenza e per il Paese. Vogliamo dire che ci siamo anche noi”. “Noi siamo d’accordo con la chiusura dei campi – ha spiegato – ma non con le ruspe. Noi non li abbiamo mai voluti i campi, siamo stati costretti da varie politiche”. La manifestazione, ha concluso, è stata organizzata a Bologna “perché è una città democratica, è un esempio che ci ha sostenuto contro la paura del diverso”.

“Se i rom, per come sono trattati dalle nostre istituzioni, manifestano, cosa dovrebbero fare i cittadini italiani di cui nessuno si occupa?”. Lo chiede Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, a Bologna per un’iniziativa del suo partito nel giorno della manifestazione in città dei rom e dei sinti. “Siamo qui – ha detto la Meloni – per portare avanti una raccolta di firme che stiamo promuovendo a livello nazionale, per affrontare seriamente il problema dei campi nomadi che, secondo noi, vanno chiusi. I nomadi vanno trattati come tutti gli altri cittadini: se sono veramente nomadi vanno allestite delle piazzole temporanee di sosta dove possono stare per alcuni mesi, pagando le utenze. Se sono normali cittadini italiani poveri, si devono mettere in fila per accedere ai servizi sociali come accade per tutte le famiglia italiane”. Secondo la Meloni, “i campi sono anche un modo per ghettizzare i nomadi, anche a loro ha fatto comodo che ci fossero zone chiuse dove lo Stato non può entrare e dove non si rispettano le regole. C’è una certa cultura buonista che consente loro di fare cose che ai normali cittadini italiani non vengono consentite”.