Carlo Lissi: “Ci pensavo da una settimana”

di Elisa D'Alto
Pubblicato il 18 Giugno 2014 11:48 | Ultimo aggiornamento: 18 Giugno 2014 11:48
Carlo Lissi: "Ci pensavo da una settimana"

Carlo Lissi: “Ci pensavo da una settimana”

MILANO – L’aggravante della premeditazione, Carlo Lissi, la ottiene con una semplice dichiarazione al pm, resa senza lacrime come tutte le altre: “Ci pensavo da una settimana. Ormai non avevo scelta”. Alla luce di questa frase il film di sabato notte a Motta Visconti va riletto possibilmente con maggiore crudeltà: era tutto studiato, preparato, organizzato, lucidamente curato in ogni dettaglio.

Perché Lissi “ormai non aveva scelta” tanto era ossessivo quel pensiero e perché, a domanda del pm: “Ma non bastava il divorzio?”, ha già risposto: “No. Col divorzio i figli restano”. Ecco il quadro più completo di Carlo Lissi, che non ha bisogno di aggettivi.

Ed ecco il film, dove a questo punto nulla è casuale. Come il sesso con la moglie Maria Cristina Omes, fatto per costruirsi un alibi: l’autopsia avrebbe rivelato quell’ultimo rapporto, e come insinuare il dubbio di una crisi coniugale in una coppia che dopo 7 anni di matrimonio e due figli si ama ancora con passione?

Come le coltellate ai bambini: no, non un raptus, ma una strage voluta e ponderata. Tanto che gli inquirenti, tramite l’autopsia, vogliono sapere se li abbia sedati. Lissi ha detto che, dopo aver ucciso la moglie, i bambini non si sono svegliati e non hanno avuto alcuna reazione dopo la coltellata alla gola. Poi c’è la partita, vista con un amico con cui di solito non condivideva alcuna passione calcistica, la rapina simulata. Tutto studiato “da una settimana”.

Ora Lissi è in isolamento in carcere vicino Pavia. Dicono che finora non abbia versato una lacrima per quello che ha fatto e, a questo punto, anche fortemente voluto. (Foto Facebook e Ansa).