Cesare Prandelli e Novella Benini: “Dire no all’amore è contro natura”

Pubblicato il 3 Giugno 2013 10:28 | Ultimo aggiornamento: 3 Giugno 2013 10:28

FIRENZE – Cesare Prandelli e Novella Benini hanno parlato della loro storia d’amore  nel corso di un’intervista al ‘Corriere della Sera‘. Riportiamo parte delle loro dichiarazioni.

L’incontro. 

“Un locale sul Lungarno. Cesare: “L’ho vista. Bionda, espansiva, bella. Inizialmente volevo far fidanzare un mio carissimo amico, poi ci ho ripensato…”.

Novella: “L’ho visto. Non l’ho riconosciuto. Se ne stava in un angolo, da solo. Sentivo che aveva un accento strano. Pensai che somigliasse a un pastore bergamasco…”.

Lei: “Ciao, cosa fai qui?”. Lui: “Il rappresentante farmaceutico”. Fanno due passi. “La prima persona che incontriamo gli dice: buonasera, mister. La seconda pure. La terza ho capito”.

Una relazione lontana dai riflettori.

“Ci siamo mossi giorno dopo giorno, a piccoli passi, con attenzione. Abbiamo tutti e due figli da matrimoni precedenti: inseguire la tua felicità non ti autorizza a creare l’infelicità altrui» spiega Novella inalando la sua Firenze a pieni polmoni in una giornata di primavera croccante, come per farsi coraggio nell’esporre per la prima volta – «E l’ultima!» – un tesoro privato (grazie della fiducia), ormai così solido da non poter più essere sciupato.

Il tema è delicato ma Cesare si offre con generosità: come si ama una seconda volta, dopo il finale triste della prima? Che sapore ha un amore adulto, indossato a 56 anni?

«Ogni grande amore ha caratteristiche proprie e uniche. Entrambi sono sentimenti bellissimi, entusiasmanti. Dire di no alla seconda chance di amare ed essere amato che mi ha offerto la vita, avrebbe significato andare contro natura”.

Novella ed il calcio, non proprio amore.

«Vedo sei partite alla settimana da tre anni… Ormai di fuorigioco passivo so tutto! Ogni tanto Cesare mi interroga. L’altra sera mi sono cuccata persino Novara-Empoli».

Lui: «Ma se hai dormito tutto il tempo!». Novella ha gusti precisi: i giocatori non li giudica solo da un calcio di rigore, ma anche dall’aspetto fisico.

«Peccato che tutti quelli che mi consiglia, nelle loro squadre stanno sempre in panchina! Di tecnica, diciamocelo, la capis mia …».

Ma Cesare le chiede consigli…

«E a me serve confrontarmi con lei – racconta il c.t. – perché, non essendo dell’ambiente, ha uno sguardo sempre fresco e disinteressato, o vede cose che a volte io do per scontate: tempo fa mi colpì un suo commento sul carattere di un giocatore, che mi fece capire delle cose…».

«Il vero c.t., in casa, è lei: con la sua dolcezza riesce a farmi fare tutto».

Foto LaPresse.