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Cappa smog copre il 15% della Cina: esaurite le maschere anti-gas (foto)

PECHINO – Sempre più critica la situazione dell’inquinamento nelle aree nord-orientali della Cina. Lo smog ha coperto circa il 15% del territorio nazionale, e oggi 26 febbraio è il sesto giorno consecutivo di allerta arancio a Pechino, il grado più alto dopo il rosso.

Le autorità hanno chiesto ai cittadini delle aree più colpite di non lasciare le loro abitazioni, se non per casi urgenti. I siti web dei maggiori gruppi di e-commerce, come Tmall, hanno esaurito le mascherine anti-smog, ma la richiesta aumenta, soprattutto per i nuovi modelli made in Singapore, le Totobobo, trasparenti e riutilizzabili. Pechino e’ sommersa dalla coltre di smog: la concentrazione di particelle di ‘particolato’ PM 2.5 (le più fini) nell’atmosfera è vicina ai 500 microgrammi per metro cubo. Il record di località più inquinata della Cina lo detiene un piccolo centro dello Hebei, la provincia confinante con la capitale, a quota 761 nella rilevazione odierna, trenta volte più alto del limite massimo di concentrazione di polveri sottili nell’atmosfera stabilito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che è fissato in 25 microgrammi per metro cubo di aria. proprio l’OMS negli scorsi giorni si è detta preoccupata per gli effetti sulla salute che potrebbe avere l’aria nelle zone più inquinate del Paese. Anche ieri, il record di concentrazione di smog nell’aria apparteneva allo Hebei, e al piccolo centro di Tangshan, a quota 576.

Gli alti livelli di inquinamento hanno dato vita anche a forum on line e discussioni tra gli utenti di internet. Gli studi compiuti dagli accademici dell’università Tsinghua nel 2013 hanno evidenziato la presenza di oltre 1300 microbi nell’atmosfera di Pechino. Già  da tempo, le autorità sanitarie hanno evidenziato un aumento nel numero di casi di cancro ai polmoni, senza, però, specificare con chiarezza la causa dell’aumento delle malattie. Negli scorsi giorni, Pechino aveva deciso la chiusura di diversi impianti industriali, cementifici e cantieri edili, e il governo aveva mandato dodici squadre di ispettori nelle aree più colpite, come lo Hebei, sede di alcune tra le maggiori acciaierie del Paese, per accertare che le disposizioni anti-inquinamento del governo centrale fossero rispettate. C’e’ stato anche chi, proprio nello Hebei, ha fatto causa all’amministrazione provinciale per l’inquinamento atmosferico.

E’ accaduto martedì 25 febbraio, a Shijiazhuang, la capitale provinciale: l’uomo, Li Guixin, potrebbe passare alla storia come il primo cittadino cinese impegnato in una causa per danni dovuti all’inquinamento. La città di Shijiazhuang non avrebbe svolto regolarmente il proprio dovere nell’impedire l’aumento delle emissioni inquinanti. L’uomo ha fatto causa alla municipalità per diecimila yuan, circa 1200 euro, lamentando un aumento delle spese sostenute per fare fronte all’emergenza: non solo mascherine e purificatori d’aria per interni, ma anche un tapis roulant per fare esercizio fisico in casa. “Il mio scopo è quello di fare accrescere la consapevolezza tra i cittadini sul fatto che siamo noi le vere vittime” ha detto Li. I media cinesi hanno augurato buona fortuna all’uomo per la sua iniziativa, sottintendendo, però, che difficilmente la sua richiesta verrà accolta.

Il presidente cinese Xi Jinping intanto, nella sua passeggiata tra gli antichi vicoli della capitale cinese, martedì 25 febbraio è sembrato non accorgersi che il PM 2.5 aveva superato i 400 microgrammi per metro cubo, e si fatto riprendere dalle telecamere senza protezioni sul volto (foto Ansa)

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