Cosa Nostra, camorra e ‘ndrangheta: le mani sull’Emilia-Romagna. Mappe e numeri

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 settembre 2014 6:33 | Ultimo aggiornamento: 16 settembre 2014 17:01

BOLOGNA – Cosa Nostra, Camorra e ‘ndrangheta hanno messo da tempo le mani sull’Emilia Romagna. La Gazzetta di Reggio pubblica un’inchiesta che, dati alla mano, mostra la penetrazione delle mafie nel tessuto economico delle nove province emiliano-romagnole che vanno da Rimini a Piacenza.

Un dato in particolare, quello del sequestro di beni, fra immobili ed aziende, in mano ai mafiosi, mostra con evidenza quanto il fenomeno abbia assunto proporzioni preoccupanti. In Emilia Romagna i beni sequestrati sono stati 112.

Di più di tutte le altre regioni del Nord-Est (Veneto 88, Friuli 16, Trentino 19) e delle regioni “rosse” del Centro (Toscana 67, Marche 24, Umbria 4). Certo siamo lontani dai 1.186 sequestri della Lombardia.

Bologna e Forlì-Cesena sono le province dove c’è stato il maggior numero di beni sequestrati alle cosche.

Scrive la Gazzetta di Reggio:

“Numeri destinati a crescere se è vero che i frutti delle inchieste giudiziarie condotte tra il 2012 e il 2013 arriveranno in futuro. Secondo l’ultimo rapporto della Direzione distrettuale antimafia, cresce “l’attenzione dei clan campani nel ricco e produttivo tessuto economico della regione, dove investono le risorse acquisite attraverso le attività illecite”. E a muoversi è in particolare il clan dei Casalesi di Caserta, “la cui presenza è stata segnalata anche nelle province di Ferrara, Ravenna, Parma, Reggio Emilia e Rimini”. La ‘ndrangheta, invece, è segnalata tra le province di Reggio Emilia, Modena e Ravenna.

La provincia di Modena è caratterizzata da una rilevante presenza di ‘ndrangheta e di camorra, attive da anni sul territorio e oggetto di importanti operazioni di contrasto”: questo si legge nel rapporto “Le Mafie al Nord” dell’Università di Milano, presentato a luglio scorso dalla Commissione parlamentare antimafia. Eppure i numeri dell’Agenzia dicono tutt’altro, che in tutta la provincia di Modena non ci sono immobili confiscati alle mafie, ma solo due aziende, una nel capoluogo attiva nel settore agroalimentare e una a Formigine. E invece “sul territorio operano le famiglie di ‘ndrangheta dei Longo-Versace provenienti da Polistena (RC) e dei Nirta Strangio originari di San Luca (RC), a cui si affiancano i clan di camorra dei casalesi, dei Falanga di Gioia di Torre del Greco e i Fabbrocino di Napoli”.

Secondo il rapporto, Modena “insieme a Reggio Emilia, rappresenta la provincia con la più alta densità mafiosa, in cui si riscontrano singolari atti intimidatori e sospetti rapporti tra crimine organizzato e politica locale”. Le confische definitive forse arriveranno. La novità è che la magistratura emiliana ha cominciato l’aggressione ai patrimoni criminali delle organizzazioni meridionali.

Nel 2012 nel distretto di Corte d’Appello di Bologna (unico per tutta la regione) si sono registrati 18 procedimenti di sequestro e confisca, per un totale di 450 beni. Basti pensare che nel 2009 i beni immobili e mobili, compresi i conti correnti, oggetto di procedimento giudiziario erano appena 2 (Fonte: Banca dati del Sippi, Sistema Informativo Prefetture e Procure d’Italia). […]

Una delle ultime importanti operazioni è stata condotta il 9 aprile 2014 nei confronti della cosca Arena Nicosia, originaria di Isola Capo Rizzuto. Un patrimonio da 13 milioni di euro, composto da auto, conti correnti, appartamenti e aziende nelle province di Modena, Reggio Emilia e Bologna. […]

In Emilia-Romagna sono presenti 26 aziende appartenute alla malavita (settimo posto in Italia), di cui 18 in gestione. In Riviera romagnola le mafie hanno agito nell’ombra, come sostiene il Gruppo Antimafia Pio La Torre, che ha effettuato un monitoraggio sui beni confiscati.

I proventi del gioco d’azzardo, dello spaccio di droga e delle estorsioni hanno portato nelle casse delle cosche denaro sporco da immettere in altri circuiti legali, questa volta con la copertura delle cosiddette “teste di legno” . Il maggior numero di aziende confiscate in Emilia-Romagna operava (o opera ancora) nell’ambito delle attività immobiliari, dell’informatica e dei servizi alle imprese: 8 aziende su 26.

Sei le aziende di costruzioni, 3 quelle commerciali. Sono 3 gli alberghi e i ristoranti: due ancora in gestione, a Bellaria Igea Marina e Cattolica, in riviera romagnola, e uno è uscito dalla gestione, a Pianoro (Bologna). Quest’ultimo con appena 17mila abitanti è il terzo comune della regione per beni confiscati: 7, tra case, terreni e società”.