Costa Concordia, foto rotazione della nave da 114mila tonnellate

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 settembre 2013 12:32 | Ultimo aggiornamento: 16 settembre 2013 12:32

ISOLA DEL GIGLIO (GROSSETO) – Una impresa titanica per riportare a galleggiare una nave titannica. Al Giglio 500 persone di 26 nazioni hanno lavorato per mesi nell’ambito del progetto “parbuckling“, che prevede la rotazione della Concordia di 65 gradi e poi il trasporto verso in porto per lo smantellamento.

La tecnica, usata per far rotolare i barili, è la stessa già usata per raddrizzare la Uss Oklaoma, affondata nel corso del bombardamento della base di Pearl Arbour, nel Pacifico, durante la seconda guerra mondiale. La Concordia, costruita dai cantieri navali della Fincantieri di Sestri ponente, è stata varata il 2 settembre 2005, mentre la crociera inaugurale è avvenuta il 9 luglio 2006. Un colosso dei mari di oltre 114 mila tonnellate di stazza lorda, 290 metri di lunghezza e 36 di larghezza, 70 metri di altezza, 13 ponti, 1100 uomini di equipaggio e con capacità di 3800 passeggeri.

Il 13 Gennaio 2012 la nave era partita da Civitavecchia per effettuare il “percorso dei profumi” con scali a Savona, Marsiglia, Barcellona, Palma di Maiorca, Cagliari, Palermo. Alle 21,42 la navigazione della nave terminò su uno scoglio, a 500 metri dal porto dell’Isola del Giglio. A seguito dell’impatto si aprìuno squarcio di 70 metri, che provocò la rotazione della nave su un fianco. I morti furono trenta, di cui due ancora dispersi e decine di feriti. Le operazioni di recupero, costano circa 600 milioni, a carico della Costa Crociere e delle compagnie di assicurazione.

Per ruotare la Concordia i tecnici hanno posizionato sei piattaforme marine, di cui le tre maggiori misurano 15 metri per cinque, sorrette da 21 pali di 1.6 metri di diametro, fissati alla roccia ad una profondità di 9 metri, che assieme ai sacchi di una speciale malta cementizia (da recuperare ad operazioni ultimate) saranno il nuovo ‘letto’ della nave. I martinetti idraulici collegati alle catene di acciaio sono utilizzati per “tirare” lo scafo da due lati. Le funi hanno un ‘tiro’ iniziale di 60 tonnellate, incrementato di 10 tonnellate ogni volta (3,5 metri all’ora per 21 metri totali).

Tutte le operazioni avvengono da remoto, per motivi di sicurezza. Per riportare lo scafo sulla linea di galleggiamento saranno poi utilizzati i cassoni di acciaio (sponsons) posizionati sui lati, che saranno riempiti di acqua e poi svuotati, in modo da dare una spinta in alto alla nave. Tutte le fasi sono monitorate costantemente nella control room, da cui partono anche i comandi in remoto sui martinetti.

Le prime immagini della rotazione (foto LaPresse)