Totò Cuffaro esce dal carcere: dimagrito e irriconoscibile

Pubblicato il 9 Ottobre 2012 11:54 | Ultimo aggiornamento: 9 Ottobre 2012 14:31

Totò Cuffaro incontra il padre a Raffadali (Ansa)

PALERMO – Un anno 8 mesi e 15 giorni dopo essere entrato in carcere per la decisione della Cassazione che confermava la condanna a sette anni per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra Salvatore Cuffaro, ex presidente della Regione e senatore, è uscito dal carcere romano di Rebibbia per andare a trovare il padre Raffaele, 86 anni, morente e appena dimesso dall’ospedale dopo che i medici hanno constatato l’aggravarsi delle sue condizioni.

Al detenuto è stato concesso un permesso di sei ore. Cuffaro, scortato dalla polizia penitenziaria, è giunto in via Rosario a Raffadali nell’agrigentino, dove suo fratello Silvio è stato sindaco, nella casa di famiglia, dopo il trasferimento dal carcere romano a quello di Agrigento. Sembra un altro uomo, camicia e pullover blu, magrissimo, sembra invecchiato molto più dei quasi due anni in cui è rimasto fuori dalla ribalta politica. Nel momento in cui l’ex governatore ha lasciato la casa di famiglia prima di salire sull’auto che lo avrebbe riportato in carcere, un gruppo di concittadini lo ha salutato con scroscianti applausi e con diversi ”Ciao Toto”’. Segno che l’affetto per ”vasa vasa” non è completamente scemato dopo la condanna e anche dopo le nuove accuse di concorso esterno alla mafia: dopo il proscioglimento la procura generale di Palermo ha fatto ricorso per Cassazione.

Ad accogliere Cuffaro, c’era tutta la sua famiglia tranne la figlia, i suoi fratelli Silvio e Giuseppe con mogli e figli, la madre. Cuffaro ha baciato il padre, l’ha stretto forte poi si è seduto accanto a lui sul letto. ”E’ stato un incontro molto toccante – dice il fratello Giuseppe -. Per cinque ore è stato sempre accanto a papà. Hanno parlato, mio padre è cosciente. Era stato lui a consigliare papà di operarsi al pancreas alcuni anni fa. Papà lo vede come un figlio e un medico, non come un politico. E’ stato un incontro commovente anche perché forse è l’ultima volta che lui vede nostro padre vivo”. ”Totò – aggiunge il fratello – e molto dimagrito. Ma è sempre eccezionale, è sereno, è un condottiero. Io lo vado a trovare in carcere ogni settimana”.

I politici impegnati nella corrida elettorale siciliana non vogliono commentare gli applausi della gente di Raffadali a Cuffaro. Il presidente dimissionario della Regione, Raffaele Lombardo, anche lui al centro di grosse grane giudiziarie per mafia, dice no comment. Rosario Crocetta candidato del centrosinistra fa dire al suo staff che è in riunione. L’unico che si lascia andare a un giudizio è il candidato alla presidenza Gaspare Sturzo, pronipote di don Luigi Sturzo, i cui insegnamenti Cuffaro ha letto più volte, che dice: ”Lombardo e la sua casta hanno ridotto i siciliani alla disperazione al punto da indurli ad inneggiare anche Totò Cuffaro, il quale dignitosamente e nel silenzio sta scontando la pena per i suoi errori commessi”.