Homo sapiens sterminò Neanderthal: 2 denti da latte la prova. FOTO

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Aprile 2015 12:19 | Ultimo aggiornamento: 25 Aprile 2015 7:46

VENTIMIGLIA (IMPERIA) –  In un sito archeologico di Ventimiglia in provincia di Imperia e in un altro che si trova in Veneto, tra gli anni Sessanta e gli anni Novanta sono stati trovati dei denti da latte preistorici. Il dubbio se questi denti appartenessero all’Homo Sapiens oppure al suo pro-genitore, l’uomo di Neanderthal. Ora, secondo una ricerca che sarà pubblicata sulla rivista americana Science, si è appurato con certezza che si tratta di denti dell’Homo Sapiens. Scrive Il Secolo XIX

“Dal sito archeologico di Riparo Bombrini (Ventimiglia) arrivano indizi sulla misteriosa scomparsa dell’uomo di Neanderthal, che nell’evoluzione della nostra specie ha lasciato il passo all’Homo sapiens. Sono stati infatti ritrovati due denti di quest’ultima specie, alla quale apparteniamo, e il ritrovamento è inquadrabile tra le più antiche testimonianze dell’Homo sapiens in Europa. La nostra specie (Homo sapiens) è stata l’artefice della cultura detta “Protoaurignaziana”, la quale può aver concorso alla definitiva scomparsa dei Neandertaliani in Europa, secondo una ricerca appena pubblicata sulla prestigiosa rivista americana Science. l team di ricerca ha analizzato due denti umani da latte rinvenuti rispettivamente alla Grotta di Fumane, in Veneto e al Riparo Bombrini dei Balzi Rossi di Ventimiglia, due siti preistorici tra i più importanti dell’Italia settentrionale ai fini dello studio della “transizione”, ovvero della sostituzione biologica e culturale del Neandertal da parte dell’Unomo Anatomicamente Moderno, ovvero l’Homo sapiens in Europa”.

“I due denti sono stati oggetto di questo nuovo studio interdisciplinare condotto con moderne metodologie scientifiche che consente di poterli attribuire con certezza ad Homo sapiens. Nuove datazioni con spettrometria di massa (AMS) eseguite su ossa e carboni del sito Riparo Bombrini, insieme alle date al Carbonio 14 già disponibili per Fumane, testimoniano che questi preziosi resti umani rappresentano gli individui più antichi di Homo sapiens rinvenuti in un contesto culturale riferibile al Protoaurignaziano, e sono quindi coevi agli ultimi Neandertal europei. Il risultato di questa ricerca è di grande importanza – sarà pubblicato anche su Science – per le implicazioni che riveste per la comprensione dell’interazione possibile tra i primi Homo sapiens e gli ultimi Neandertal e le motivazioni dell’estinzione di questi ultimi, nonché per esplorare questa delicata fase di rinnovamento culturale e comportamentale tra il Paleolitico medio e il Paleolitico superiore nel nostro continente. «Questa scoperta ha senz’altro dato nuovo impulso alla ripresa degli scavi al Riparo Bombrini – afferma Elisabetta Starnini, direttrice del Museo Nazionale dei Balzi Rossi – gli scavi saranno condotti dal Fabio Negrino, ricercatore dell’Università di Genova, con la collaborazione di una equipe internazionale su concessione del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo»”.

Daniela Boresi, sul Gazzettino di Venezia, definisce la scoperta

“una di quelle scoperte destinate ad incendiare il dibattito. É la prima volta infatti che la “scienza” riesce a dimostrare che l’Homo sapiens si è sovrapposto con quello di Neanderthal e che probabilmente potrebbe essere l’artefice della sua estinzione.

Il terreno della disputa è veneto-ligure, precisamente le grotte di Fumane del Veronese e Riparo Bombrini a Ventimiglia dove sono stati rinvenuti negli anni Settanta e Novanta due dentini da latte. Reperti che dimenticati fino a che un gruppo di scienziati coordinati dai professori Stefano Bonazzi, dell’università di Bologna, e Marco Peresani, dell’università di Ferrara, non hanno li hanno analizzati. Sorprendente il risultato che è stato pubblicato nella edizione odierna della prestigiosa rivista “Science”.

Di fatto i due dentini appartengono all’Homo sapiens e vengono datati 40mila anni fa. «Stavo lavorando su un periodo che va da 40 a 45mila anni fa – spiega il professor Bonazzi – Quello che era interessante scoprire era se la scomparsa dell’uomo di Neanderthal fosse o meno sovrapponibile con l’arrivo dell’Homo sapiens e se in qualche modo quest’ultimo fosse responsabile della sua scomparsa».

I due reperti, piccolissimi incisivi da latte attribuiti ad un bimbo, sono così stati analizzati con una microtomografia computerizzata che ha rivelato che essi appartengono ad esemplari di Homo sapiens e non di Neanderthal, come erroneamente si era finora pensato. «Si sapeva che l’Homo sapiens era arrivato in queste terre – continua il professore – Ora sappiamo che probabilmente ha avuto anche un ruolo fondamentale. Ma su questo ci aspettiamo si aprirà un fortissimo dibattito tra gli studiosi».
Le differenze tra i due “uomini” sono marcate. Il Neanderthal è più basso e tarchiato, ha un torace a botte, arti corti, cranio allungato e mascella protusa, apertura nasale ampia e un doppio arco sopra i sopraccigli. L’uomo moderno è più fragile, alto, con arcate meno voluminose e massiccio facciale più delicato ed è più recente.
«La scoperta che abbiamo fatto apporta un importante tassello al dibattito su chi siamo noi e su cosa sia realmente accaduto in quel periodo – aggiunge il professor Bonazzi – É più di un centinaio di anni che la scienza si interroga su questi temi senza trovare una risposta. Ricordo che i reperti disponibili si contano davvero sulle dita di una mano».

Gia nel 2011 il professor Bonazzi aveva pubblicato un articolo scientifico sui dentini da latte trovati nel Sud Italia. E se fino a poco tempo fa si poteva pensare che la prima presenza dell’Homo sapiens in Europa fosse stata trovata nella Grotta del Cavallo, cavità carsica nella Baia di Uluzzo, a Porto Selvaggio, Nardò (Lecce), come testimoniato nell’articolo del professor Bonazzi pubblicato su “Nature”, oggi gli scenari cambiano notevolmente: ci sono anche Veneto e Liguria.

Denti da latte preistorici ritrovati in Veneto e Liguria: "Appartengono all'Homo Sapiens"

Denti da latte preistorici ritrovati in Veneto e Liguria: “Appartengono all’Homo Sapiens”