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Egitto, l’ex presidente Morsi a processo: spalle ai giudici per protesta

IL CAIRO – Quattro dita alzate – il simbolo di Rabaa – e spalle ai giudici: così il deposto presidente egiziano Mohamed Morsi e altri 14 Fratelli musulmani hanno ribadito il proprio ‘rifiuto’ a farsi processare da magistrati definiti “illegittimi”, nel procedimento sull’uccisione di due dimostranti dell’opposizione nel dicembre 2012 davanti al palazzo presidenziale del Cairo.

Nel frattempo spopola sui social network, Twitter in testa, la campagna per la liberazione dei giornalisti di al Jazeera arrestati nel Paese, con la Casa Bianca che chiede il loro rilascio – cinque quelli in carcere -, come anche degli studenti arrestati nelle ultime settimane, ed esprime preoccupazione per le limitazioni alla “libertà di espressione”.

Per quanto riguarda Morsi, la sua udienza durata pochi minuti è stata aggiornata a mercoledì 5 febbraio. Il deposto presidente è stato riportato in elicottero ad Alessandria, dove è detenuto nel carcere di Borg al Arab, i suoi compagni in quella di Tora, al Cairo. La magistratura egiziana ha poi avviato delle indagini nei confronti di Amr Mussa, Mohamed el Baradei e Hamdine Sabahi, accusati dai Fratelli musulmani di essere responsabili dell’uccisione di otto pro-Morsi negli stessi violenti incidenti del dicembre 2012.

Poco dopo l’inizio dell’udienza lampo decine di sostenitori di Morsi hanno dato vita a una catena umana nei pressi del villaggio di El Adwa, a Zagazig, quello che ha dato i natali al presidente deposto. I manifestanti hanno issato i ritratti dell’ex presidente e intonato slogan contro il processo a carico di Morsi e contro la nuova Costituzione. E anche loro hanno sventolato la mano nera con le quattro dita alzate su sfondo giallo, il simbolo del “massacro” di piazza Rabaa, teatro dello sgombero del sit-in dei Fratelli musulmani con un bilancio che fonti concordanti stimano in quasi mille morti.

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