Federica Pellegrini ‘divina’ sulla passerella a Milano sfila per Raffaella D’Angelo FOTO

di redazioen Blitz
Pubblicato il 24 settembre 2018 16:39 | Ultimo aggiornamento: 24 settembre 2018 16:41
Federica Pellegrini 'divina' sulla passerella a Milano 2

Federica Pellegrini ‘divina’ sulla passerella a Milano (Ansa)

MILANO –  C’è scritto ‘Divina’ sul ‘My-kini’ – personalizzabile con scritte – indossato nel fine settimana dalla campionessa Federica Pellegrini sulla passerella di Raffaela D’Angelo. In passerella costumi con borchie, frange o ricami fatti a mano, con finiture e dettagli all’uncinetto. Ad accompagnarli abiti e caftani vaporosi; lunghe camicie, pantaloni larghi e abiti ampi in lino grezzo o rigato, con garze leggere arricchite da passamanerie oro o colorate (in fondo all’articolo le foto Ansa).

Sulle passerelle di Milano un messaggio contro le barriere. 

In un mondo che chiude i porti e sigilla le frontiere, la moda viaggia su binari diversi, celebrando il bisogno di nutrirsi di stili e culture differenti, come già accade ogni giorno. Se si chiede a un bambino milanese da dove vengano i suoi compagni di scuola, quel bambino risponderà che sono milanesi, come lui. Per la moda vale lo stesso: il nomadismo non è una velleità radical-chic, ma una realtà di fatto. E così lo si ritrova ovunque, dichiarato o sottotraccia: ne fa una bandiera, da sempre e con orgoglio, Stella Jean; è un’ispirazione che accompagna tutta la storia di Roberto Cavalli; è un tocco di colore per Agnona; un sogno per Philosophy; ha il sapore di un vecchio film per Cividini; si concretizza in una passerella di uomini e donne di età ed etnie differenti da Ferragamo; si sublima da Missoni in un intreccio di tessuti che è un crocevia di mondi. Il discorso più radicale lo fa la stilista italo-haitiana Stella Jean, che nei sette minuti di una sfilata ricorda i sette giri che gli schiavi erano costretti a fare intorno all’albero dell’oblio, per dimenticare la loro vita precedente.

Per preparare la sua nuova collezione, ha ripercorso la via del cotone e dello schiavismo, attraversando la porta del non ritorno che parte dal Benin e arriva al Brasile. Lei dal Benin ha preso il cotone biologico delle stoffe rigate e tessute a mano dagli artigiani locali e poi tinte in naturale con mango, tè o indaco: “La sostenibilità oggi è di moda – dice la stilista – io l’ho trovata inserita in un contesto centenario”. E l’ha fatta incontrare con l’estetica italiana, come è nel suo dna. Da Cavalli un viaggio attraverso il Nord Africa ha portato nuove prospettive sull’artigianato, con tutta una serie di perline e paillettes argento a decorare blazer e abiti in maglia. E sempre dall’Africa, quella di Karen Blixen, Cividini ha preso ispirazione per la sua eleganza coloniale. E che dire delle sahariane con bermuda di Les Copains? Anche da Agnona, marchio di lusso rilassato e prezioso, il guardaroba in vicuna è tinto nei toni delle spezie, dal curcuma allo zenzero, con tocchi di rosa marocchino e verde matcha. E l’accessorio cult è la coperta portata come una borsa, e tessuta a san Patrignano.

“Il sogno di un viaggio” è il tema della collezione Philosophy, che guarda al deserto con gli abiti in lino stampati stile djellaba e i mini caftani con cappuccio in macramè e crepe. Da Ferragamo, dove è ospite Julianne Moore, è il cast a raccontare un mondo globale: donne di età ed etnie differenti indossano gonne a fazzoletto e abiti in vitello scamosciato, salopette e bomber con interni in foulard. Per Scervino – collezione che parte dall’archivio e lo aggiorna con spalmature e artigianato hi-tech – parla l’icona di stagione: Angelina Jolie, con la sua famiglia multietnica e il suo bisogno di fare qualcosa per il mondo. Da Missoni gli opposti si fondono in un guardaroba semplice, fatto di vestiti trasparenti, lunghi cardigan, denim lavorato a maglia, pantaloni liquidi, kimono, abbinati con disinvoltura mescolando civiltà diverse in stratificazioni senza confini. Un viaggio o un percorso, raccogliendo piccoli tasselli, che vuole anche essere – per la maison che festeggia 65 anni di storia – un modo spensierato per lanciarsi nel futuro.