Foto del parto in casa su Facebook: censurata

di Lara Volpi
Pubblicato il 10 maggio 2016 10:23 | Ultimo aggiornamento: 10 maggio 2016 10:23
Foto del parto in casa su Facebook: censurata

Foto del parto in casa su Facebook: censurata

NEW YORK – Facebook censura la foto di una mamma che partorisce in casa. E’ nuda, e quindi viene trattata al pari di una pornostar. Anche se la foto appare in un gruppo privato che si occupa proprio di maternità, gravidanza e parto. Un gruppo con poco più di 800 “amici”.

Quando Francie, la mamma in questione, ha visto sparire la sua foto dal gruppo NYC Birth è rimasta di stucco, ma non arrabbiata, come ha spiegato all’Huffington Post UK. 

Voleva solo mostrare che “siamo in grado di fare anche cose che non pensiamo di essere in grado di fare”. Del resto non era nelle sue intenzioni partorire sua figlia da sola in casa. Aveva optato per il parto in casa, quello sì, solo che la bimba è nata prima che l’ostetrica arrivasse. E così lei ha fatto tutto da sola, con il marito che è arrivato in tempo per scattarle quella foto di lei che, quasi come una moderna Madonna, tiene in mano il neonato ancora attaccato per il cordone ombelicale.

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La foto risale al marzo del 2015, ma Francie, che gestisce anche il sito The Milk in Mama che si occupa di allattamento al seno, ha deciso di postarla su Facebook in occasione del primo compleanno della figlia.

“Volevo essere di ispirazione per altre donne, in generale per altri esseri umani, per far capire che possiamo fare cose che non crediamo di poter fare. Noi POSSIAMO. Abbiamo tali capacità, se solo scaviamo dentro noi stessi e le scopriamo”.

Per questo motivo ha postato quella foto sul gruppo dedicato al parto e alla gravidanza. Ma qualcuno l’ha denunciata a Facebook. E così la foto è stata censurata per aver violato le regole in fatto di nudità.

Un portavoce di Facebook ha provato a spiegare: “Non è sempre facile trovare il giusto equilibrio tra lasciare libere le persone di esprimersi con creatività e allo stesso tempo mantenere una esperienza che vada bene a tutte le diverse comunità e agli utenti di diverse età e culture, ma facciamo del nostro meglio”.