Fredy Pacini piange davanti al pm. Folla a fiaccolata in sostegno del gommista FOTO

di redazione Blitz
Pubblicato il 30 novembre 2018 22:06 | Ultimo aggiornamento: 30 novembre 2018 23:09
Fredy Pacini folla fiaccolata

Fredy Pacini, folla a fiaccolata in suo sostegno (Ansa)

MONTE SAN SAVINO (AREZZO) – Oltre 1.500 persone alla fiaccolata promossa in sostegno di Fredy Pacini, il gommista che ha sparato e ucciso un 29enne durante un tentativo di furto nella sua ditta nella notte del 28 novembre.

Tra i manifestanti anche persone arrivate da altre città della Toscana e anche dall’Umbria. Ad aprire la fiaccolata uno striscione con scritto ‘Io sto con Fredy‘. E ‘Io sto con Fredy’ è quanto viene ripetuto dai manifestanti. Il nome del commerciante viene ripetuto anche accompagnato da applausi.

Tra le altre grida ‘Difesa sempre legittima’ e ‘Legittima difesa’. Il corteo ha sfilato per le vie del centro storico con anche conseguenze per il traffico rimasto temporaneamente bloccato

Fredy piange nell’ufficio del pm. 

Fredy Pacini è crollato in un pianto a dirotto nell’ufficio del pm Andrea Claudiani dove doveva essere interrogato, e sotto il peso di questa tensione, consigliato dai suoi difensori, si è avvalso della facoltà di non rispondere negli uffici della procura di Arezzo. 

Non se lo aspettava nessuno, tutti credevano che avrebbe ricostruito cosa è accaduto nella sua ditta la notte del 28 novembre. “E’ un uomo provato, è stato un momento traumatico”, hanno detto i suoi avvocati. “Oggi ha realizzato appieno di aver ucciso un uomo”, si commenta in procura.

Ma l’altra ragione della rinuncia a rispondere alle domande del pm è che l’autopsia effettuata all’obitorio sul cadavere del moldavo Vitalie Tonjoc non avrebbe dato tutte le risposte che la difesa aspettava, ponendo qualche rebus. “Le traiettorie sono ancora indefinite”, hanno spiegato gli avvocati Giacomo Chiuchini e Alessandra Cheli, i quali hanno chiesto al pm un nuovo sopralluogo a Monte San Savino.

L’autopsia ha accertato che il moldavo è stato raggiunto da due colpi. Uno, vicino a un ginocchio e frontale, ma l’altro, andato più in alto, definito ‘fronto-laterale’, ha colpito il ladro all’altezza del bacino lesionando un’arteria femorale. E’ il colpo mortale. Il 29enne, ha detto sempre l’autopsia, è morto per una emorragia interna, “uno choc emorragico” causato da questo sparo. E ora per i difensori ci sono “criticità sulla direzione di questo proiettile”, tali da far rinviare l’interrogatorio fra 60 giorni quando sarà disponibile la relazione del medico legale.  “Ma quale criticità? Una deviazione?”, è stato loro chiesto dai giornalisti. “C’è il segreto istruttorio ma sono tre le ipotesi”, hanno detto.

La ricostruzione balistica, per ora basata su rilievi e autopsia (il medico legale e i consulenti si sono dilungati molto con la Tac proprio per individuare le traiettorie), sposta parecchio la questione della legittima difesa e in particolare dell’eventuale eccesso, cioè l’accusa mossa con l’omicidio colposo a Fredy Pacini.

Ad ogni modo è tutto rinviato al tempo necessario per disporre della relazione del medico legale e anche del nuovo sopralluogo se il pm deciderà di farlo. Mentre una perizia balistica adesso è ancora un’opzione “eventuale”. Pacini intanto rimane un uomo sconvolto e anche la prossima notte non dormirà in ditta, come invece ha fatto per anni. I suoi concittadini intanto fanno una fiaccolata a suo sostegno nelle strade di Monte San Savino, un paese che sta guardando con sospetto l’autostrada “da cui arrivano i ladri”, dice la gente.

Proseguono le indagini dei carabinieri. Gli investigatori hanno scoperto che il moldavo ucciso aveva numerosi precedenti per furti in Italia e che la procura di Milano lo cercava in esecuzione di un’ordine di carcerazione. In Italia era rientrato a settembre con un passaporto col cognome della moglie, cosa legale in Moldavia ma anche un modo per non farsi identificare in caso di controlli delle forze dell’ordine italiane. 

Le foto Ansa della fiaccolata promossa in sostegno di Fredy Pacini.