Gigi Buffon e la Curva Nord della Lazio. Cosa hanno in comune?

di Antonio Sansonetti
Pubblicato il 16 Aprile 2013 16:11 | Ultimo aggiornamento: 16 Aprile 2013 16:11

ROMA  – Cosa hanno in comune Gigi Buffon e gli ultras della Curva Nord della Lazio? Come mai i laziali hanno applaudito a fine gara il portiere dell’odiata Juventus, ricambiati da un saluto del numero 1 bianconero (poi dirà: “Stimo i tifosi della Lazio”)?

Iniziamo dalla curva biancoceleste, che per larga parte del suo nocciolo duro ha un cuore nero. Ribadita da esposizioni ripetute di croci celtiche, da un Paolo Di Canio capitano laziale che per entrare in “empatia” con la sua curva sente il bisogno di fare il saluto romano per esultare alla fine di un derby, da striscioni come “Roma è fascista”, di striscioni di sfottò ai romanisti come “Squadra de negri, curva d’ebrei”, “Auschwitz la vostra patria, i forni le vostre case”, “Olocausto giallorosso”, “Chi tifa Lazio e KIPPAH Roma”. A ogni partita gli ultras laziali cantano a braccio teso il coro della resistenza anti-sovietica ungherese “Avanti ragazzi di Buda”, molto in voga fra i neofascisti.

E Buffon? Il portierone di Juve e Nazionale è l’uomo degli incidenti e delle coincidenze. Fu un incidente quando scrisse sulla sua maglietta “Boia chi molla” col pennarello. “Era per incitare i compagni, non pensavo fosse uno slogan politico”. Era il 1999. Poi venne il 2000, e la libertà per i giocatori di scegliersi il numero di maglia. E Buffon cosa scelse? L’88. Che per i neonazisti indica due volte l’ottava lettera dell’alfabeto, la H. Quindi 88 sta per HH, Heil Hitler. Anche in questo caso, il portiere era stato frainteso: voleva il numero doppio zero (che prosaicamente significa “due palle”) ma che, non potendolo avere ripiegò sull’88, ovvero su “quattro palle”. Dopo una sola partita ci fu la retromarcia e il portiere scelse il 77.

Passa qualche anno, l’Italia vince i mondiali 2006 e – sul palco improvvisato del Circo Massimo – Buffon espone uno striscione: “Fieri di essere italiani” con piccola croce celtica a corredo. Un lustro dopo, nei giorni della seconda inchiesta su Calciopoli, così Buffon invocò un approccio più garantista: “Siamo sempre l’Italia di Piazzale Loreto”, ovvero quella della giustizia sommaria. Ma paragonare calciatori sotto accusa per partite vendute a Mussolini è forse stato il momento più antifascista della sua vita.