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Irpef: addizionali regionali, tutti gli aumenti (tabella completa)

ROMA – Pioggia, anzi diluvio di aumenti delle addizionali Irpef imposti dalle Regioni Italiane. Il Lazio (Nicola Zingaretti, centrosinistra), il Piemonte (Roberto Cota, Lega Nord) e il Molise (Di Laura Frattura, centrosinistra) sono le tre Regioni che hanno toccato i tetti massimi concessi alle aliquote Irpef da quest’anno.

In tutto, spiega Gianni Trovati sul Sole 24 Ore, fa mezzo miliardo in più di pressione fiscale sui contribuenti, più altro mezzo miliardo già messo in bilancio per il 2015:

Dopo la botta statale di fine 2011, quando il Governo Monti aumentò per tutti l’addizionale Irpef regionale per compensare i tagli aggiuntivi assestati ai bilanci territoriali nel decreto «salva-Italia», l’Irpef dei Governatori torna a essere vivacizzata dalle scelte autonome delle varie amministrazioni. E l’incrocio pericoloso tra il federalismo fiscale, che alza di anno in anno i tetti delle addizionali, e le regole sblocca-pagamenti, che permettono di trovare proprio nel Fisco sui redditi i soldi per pagare le anticipazioni statali, produce gli effetti temuti alla vigilia.

Cambiano le regole generali e l’Irpef locale

da quest’anno vede salire il proprio limite massimo (escluse le super-aliquote per il deficit sanitario) dall’1,73% al 2,33% per arrivare al 3,33% dal 2015: una regola, scritta nel 2011 in un decreto attuativo del federalismo fiscale (Dlgs 68/2011) con un’entrata in vigore a scoppio ritardato, che se applicata a tutti potrebbe portare il gettito dell’Irpef regionale oltre i 24 miliardi di euro, ben oltre il doppio dei quasi 11 miliardi incassati oggi.

E aumentano le aliquote da Nord a Sud

Piemonte e Liguria hanno aumentato le aliquote dal 2014, in Molise il ritocco (che si accompagna anche con la super-aliquota confermata per tamponare il maxi-deficit della sanità, come accade in Calabria) rimodula l’intera architettura delle aliquote, concentrando i rincari sui redditi più alti, e lo stesso accade in Umbria, mentre nel Lazio sono stati più previdenti e hanno già deciso che al primo aumento del 2014 si aggiungerà un secondo rincaro a partire dal 2015, mantenendo l’addizionale regionale ancorata ai tetti massimi previsti dalla legge. In totale, i conti con le nuove aliquote riguardano 9,2 milioni di contribuenti, il 22% del totale, mentre Toscana e Abruzzo (altri 3,7 milioni di contribuenti) hanno visto la loro imposta regionale crescere già nel 2013.

Ma il record è nel Lazio

che ha deciso di sfruttare in pieno tutte le “opportunità” messe sul piatto dal decreto attuativo del federalismo fiscale (Dlgs 68/2011). L’addizionale del Lazio, quindi, si attesta quest’anno al 2,33% ed è già destinata a volare al 3,33% dal 2015, con una doppia mossa che porterà 239 milioni in più nel 2014 e 650 milioni dal 2015. E visto che il 48% dei cittadini del Lazio vive nel comune di Roma – altro primatista in fatto di pressione fiscale con l’aliquota del 9 per mille che ha rischiato di volare al 12 per mille secondo il progetto del «salva-Roma» poi naufragato –, sui contribuenti l’effetto combinato dei problemi di bilancio delle due amministrazioni locali diventa deflagrante, perché tra Regione e Comune l’Irpef locale arriverà a quota 4,23%, che significano 1.269 euro all’anno su un reddito da 30 mila: nei territori più “fortunati” lo stesso reddito paga a Regione e Comune 369 euro, cioè meno di un terzo, senza contare i casi limite della Provincia autonoma di Bolzano, dove le detrazioni arrivano anche ad azzerare l’imposta per chi ha figli. Nel Lazio le “agevolazioni” sono assai più limitate ed evitano gli aumenti ai redditi fino a 15mila euro e a quelli fino a 50mila euro se ci sono tre figli a carico. Ma la manovra del Lazio non si è fermata qui, e per puntellare i conti ha introdotto l’Iresa (Imposta sulle emissioni sonore degli aeromobili) e rimodulato una serie di tasse sulle concessioni regionali.

Il Sole 24 Ore ha stilato una tabella completa con tutti gli aumenti delle addizionali Irpef regionali:

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