Isis, al Qaeda, Shabaab: 10 tesori artistici distrutti dagli islamisti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Marzo 2015 11:42 | Ultimo aggiornamento: 12 Marzo 2015 11:42

ROMA – Non solo Isis: sono molti i gruppi fondamentalisti islamici che negli anni hanno distrutto tesori dell’arte e dell’architettura, ben prima che i terroristi neri del cosiddetto Stato Islamico sfogassero la propria furia contro le statue del museo di Ninive, in Iraq. Dai terroristi somali di al Shabaab ad Al Qaeda, fino ai wahabiti dell’Arabia Saudita. Il Sole 24 Ore traccia un elenco di dieci perle ridotte in macerie dagli islamisti.

  1. 1926, Mausoleo di al-Baqi in Arabia Saudita. Il re dell’Arabia Saudita fece distruggere il mausoleo del VII secolo d.C. che conteneva le spoglie di alcuni antenati del profeta Maometto. I wahabiti, fondamentalisti sunniti tutt’oggi al potere nel Paese, rifiutano ogni tipo di culto attraverso santuari religiosi e icone, ritenuti forme di idolatria.
  2. 2001, Buddha di Bamyan in Afghanistan. Il 12 marzo del 2001, pochi mesi prima degli attentati alle Torri Gemelle di New York, i talebani afghani, iconoclasti, distrussero le due enormi statue del Buddha scolpite nelle pareti di roccia della valle di Bamiyan, in Afghanistan, a circa 230 chilometri dalla capitale Kabul e ad un’altezza di circa 2500 metri. Una delle due statue era alta 38 metri e risaliva a 1.800 anni fa, l’altra era alta 53 metri ed aveva 1.500 anni.
  3. 2006, Moschea d’oro in Iraq. Il 22 febbraio di quell’anno gli jihadisti di Al Qaeda con due esplosioni distrussero la Moschea al Askari, meglio conosciuta come Moschea d’oro a Samarra, in Iraq. Si trattava  di uno dei siti più sacri per gli sciiti, dove sono custodite le tombe di due dei 12 Imam più venerati dagli sciti. La cupola del santuario, ricoperta da 62 lastre d’oro, venne gravemente danneggiata dall’attentato. I due minareti, già fortemente compromessi, crollarono nel giugno del 2007.
  4. 2008, tombe e santuari sufi in Somalia. I terroristi di al- Shabaab hanno distrutto le tombe e i santuari dei Sufi, corrente mistica e tollerante del musulmanesimo, a Kismayo , terza città più grande della Somalia e una vecchia chiesa cristiana.
  5. 2012, Moschea di Sidi Yahya a Timbuctù. Il 2 luglio di quell’anno i terroristi di al-Qaeda in Mali distrussero la moschea di Sidi Yahya, datata 1440, nella città di Timbuctù, dichiarata Patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Sidi  Yahya, assieme a Djinguereber e Sankoré componeva l’università di Timbuctù. Secondo la leggenda di questo sito sacro, la porta principale dell’edificio non avrebbe dovuto essere aperta prima dell’ultimo giorno, della fine del mondo.
  6. 2014, Chiesa verde di Tikrit. Il 25 settembre di un anno fa gli jihadisti dell‘Isis hanno completamente distrutto la Chiesa Verde di Tikrit, città natale di Saddam Hussein in Iraq. Costruita a poche decine di metri dal fiume Tigri dai fedeli della Chiesa assira nel settimo secolo, fu descritta dagli storici del tempo come il luogo sacro cristiano più grande e importante della Mesopotamia. Abbattuta nel 1089 per ordine d’un governatore musulmano della città, venne ricostruita nel giro di pochi decenni nella versione color ocra (diversa da quella delle originarie maioliche verdi) in cui appare anche in foto recenti. La Chiesa Verde era stata però sempre rispettata e anzi l’ex rais iracheno Saddam Hussein l’aveva inglobata nel lussuoso palazzo presidenziale costruito nella sua città natale.
  7. 2014, Tomba del profeta Giona a Mosul. Nel luglio di un anno fa i terroristi del cosiddetto Stato Islamico hanno distrutto l’antica tomba del profeta Giona che si trova a Mosul, seconda città più importante dell’Iraq appena conquistata dagli islamisti di Al Baghdadi. Giona è il profeta venerato da musulmani e cristiani che secondo la Bibbia è stato inghiottito da un grosso pesce e vomitato sulla spiaggia per andare a predicare agli abitanti della città di Ninive.
  8. 2014, Chiesa memoriale del genocidio armeno in Siria. Lo scorso settembre i terroristi dell’Isis hanno devastato la chiesa armena dei Martiri nella città siriana di Deir Ezzor, detta anche la “Auscwhtz degli armeni” per le centinaia di migliaia di persone deportate nella zona dai turchi e lì morte. Il luogo di culto era molto importante per gli armeni perché includeva al suo interno un monumento commemorativo del genocidio e un mausoleo con i resti delle vittime delle atrocità turche. Molti gli armeni che ogni anno, il 24 aprile, vanno in pellegrinaggio in quella chiesa per ricordare il genocidio.
  9. 2015, sito archeologico di Hatra in Iraq. Solo pochi giorni fa, all’inizio di marzo, gli islamisti dell‘Isis hanno distrutto il sito archeologico dell’antica città assira di Hatra, a sud di Mosul, dichiarata patrimonio dell’Unesco. Gli jihadisti hanno rubato le monete d’oro e d’argento dei re assiri che erano custodite nella città. Con le ruspe hanno abbattuto le vestigia della città, sorta oltre 2mila anni fa, che fu anche un importante baluardo dei Parti, il popolo nomade di origine persiana che combatté contro i romani.
  10. 2015, sito archeologico di Nimrud, Iraq. Sempre a marzo l‘Isis ha raso al suolo con dei bulldozer il sito archeologico di Nimrud reperti archeologici che, secondo i terroristi, offendevano l’Islam. Nimrud, la biblica Calah, è un sito assiro che si trova a sud di Mosul. Fondata dal re Shalmaneser nel 1.200 avanti Cristo, divenne capitale dell’impero assiro sotto Assurbanipal II (883-859 avanti Cristo) arrivando ad avere 100mila abitanti.