Lanterna: la vita di Angelo de Caro, guardiano del faro simbolo di Genova

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 settembre 2014 6:36 | Ultimo aggiornamento: 12 settembre 2014 21:20

GENOVA – La vita di Angelo De Caro, guardiano della Lanterna, il faro simbolo di Genova. Il Secolo XIX dedica uno speciale reportage alla Lanterna alla vigilia della festa dedicata al faro. Il suo custode viene da Varazze, ha 59 anni e dal 1995, quasi un ventennio, è guardiano della Lanterna. Racconta a Licia Casali la sua vita controcorrente. Diversamente dai suoi colleghi, infatti, le giornate di Angelo sono tutt’altro che solitarie:

«Sono venuto in questo faro per scelta– sorride – ma allora non immaginavo che sarebbe stato aperto al pubblico: a me piace stare da solo invece da qualche anno ho un sacco di gente che mi gira sempre intorno. Ormai mi sto abituando ma all’inizio è stata una fatica, con tutti quei visitatori tra i piedi». L’importante è che non gli parlino male della sua città adottiva: «Ma non succede quasi mai – spiega con orgoglio – di solito osservandola da qui ne rimangono affascinati. E come potrebbe essere altrimenti? Dal cornicione aperto al pubblico, a 80 metri di altezza, si ha una prospettiva unica della città e del suo porto»

A 117 metri di altezza, raggiungibili dopo 365 gradini da salire a piedi, c’è la lampada del faro, che, spiega De Caro “si illumina sino a 27 miglia marine, le navi la scorgono a quasi 50 chilometri. La sua caratteristica sono due lampi e venti secondi”. I 20 secondi sono la pausa fra i due giri completi del faro, che durano 40 secondi l’uno. La lampada è

“il cuore del simbolo di Genova: solo il suo guardiano e pochissimi fortunati possono ammirarlo da vicino. E come ogni luogo prezioso è anche inaccessibile: per arrivarci bisogna salire ben 365 gradini, anche se in tempi recenti è stato installato un piccolo montacarichi per trasportare i pezzi di ricambio. Passato il fiatone, una volta il cima, lo sguardo viene catturato dall’armatura che sostiene il grande faro e su cui fa ancora bella mostra di sé la vecchia orologeria, ancora funzionante ma non più in uso dagli anni Settanta: «Si carica manualmente girando una manovella – spiega Angelo De Caro – e fa girare la Lanterna per sette ore. Oggi è stata sostituita dai motori elettrici con una fotocellula che rileva il buio per accendere e spegnere il faro al momento giusto, a seconda del tempo e delle stagioni. Sino a qualche tempo fa invece bisognava salire a spegnerla all’alba: e in estate il sole sorge alle cinque del mattino».
L’accensione non è l’unica tradizione a essere stata modificata dall’avvento della tecnologia. De Caro ama mostrare ai pochi che si spingono sino a lì una piccola lampadina, consapevole della reazione di stupore che susciterà: « Sembra impossibile viste le dimensioni ridotte – racconta divertito – ma è quella che dà luce alla Lanterna, amplificata dai cristalli dell’enorme ottica. Sono appena mille watt, 220 volt». Ed è proprio questa lampadina che quando cala il sole, azionata dalla fotocellula, dà vita al simbolo di Genova:un giro completo del faro dura 40 secondi con una pausa di venti: «La sua caratteristica sono due lampi e 20 secondi – spiega De Caro – Pensi che illumina sino a 27 miglia marine, le navi la scorgono a quasi 50 chilometri».

Per De Caro in questi 19 anni la Lanterna è diventata molto più che un suggestivo luogo di lavoro:

“ormai è la casa di Angelo e della sua famiglia: «I miei due figli sono cresciuti qui – racconta – e per me ha un significato speciale, soprattutto la parte chiusa al pubblico». E lui, da buon custode, se ne prende cura ogni giorno: «La mia giornata scorre su un ritmo ben collaudato – spiega – Al mattino fortunatamente mi chiudo da solo in ufficio con qualche pratica amministrativa poi salgo sulla Lanterna a lubrificare gli ingranaggi e pulire l’ottica. È la parte del giorno che preferisco, quando sono finalmente solo con l’unica compagnia di una famiglia di falchetti che vive qui e tiene lontani i gabbiani»”.