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Maltempo Modena, esondazione Secchia conclusa: stato emergenza in Emilia (foto)

MODENA – La piena del fiume Secchia che ha devastato Modena ormai è controllata, ma i danni da domenica 19 gennaio a oggi 21 gennaio sono stati ingenti. Tanto che l’Emilia Romagna chiederà al governo lo stato d’emergenza per le zone colpite dal maltempo negli ultimi giorni. L’acqua che esce è in pratica quella che filtra dalla barriera in pietrame completata la notte tra 20 e 21 gennaio.

I lavori Aipo, spiega la Provincia di Modena, proseguiranno per consolidare la barriera rendendola ancora più impermeabile. Nel modenese rimangono però chiuse per gli allagamenti tratti di alcune provinciali già chiuse lunedì, come la strada provinciale 2 ‘Panaria bassa’, la statale 12 ‘Canaletto’ tra Bastiglia e Modena, la 1 tra Sorbara e Bomporto.

Il presidente della Regione Emilia, Vasco Errani, ha dichiarato: “Questa calamità riguarda aree già colpite dal sisma 2012”. Errani si è detto pronto a chiedere lo stato d’emergenza, mentre la Regione coprirà con risorse proprie i costi degli interventi. Il bilancio regionale 2014 ha stanziato oltre 15 milioni per la sicurezza territoriale di cui più di 9 milioni, pari al 60%, destinati alla manutenzione.

Già oltre 600, ma il numero è destinato a salire, le persone accolte nei centri predisposti sul territorio, mentre sono andate a vuoto le ricerche di Giuseppe Salvioli, 44 anni, che la scorsa notte con altre due persone stava cercando di portarsi in salvo a Bastiglia su un gommone che si è ribaltato dopo aver urtato un guard-rail. Le altre due persone sono state salvate dai vigili del fuoco mentre Salvioli, impiegato che aveva lavorato a lungo nella ditta di onoranze funebri del fratello, avrebbe battuto la testa per poi scomparire trascinato dalla corrente.

La magistratura modenese ha aperto un’inchiesta, pure in questo caso per disastro colposo, dopo il cedimento dell’argine destro del Secchia. Il fascicolo è aperto a carico di ignoti per stabilire eventuali responsabilità nella rottura del manufatto. Per l’Aipo, Agenzia interregionale per il Po, il cedimento sarebbe dipeso da perforazioni causate da animali come volpi e tassi (cavità create per le tane), insieme all’eccessivo carico delle precipitazioni.

La falla, rileva l’Aipo, è avvenuta in un tratto di alveo rettilineo, “regolarmente sottoposto a manutenzione e già interessato da verifiche post sisma senza che emergessero criticità”. Una stima dei danni nel Modenese, molto ingenti, è da quantificare ma l’acqua ha devastato tutto: infrastrutture pubbliche, case, attività agricole. ‘Il lavoro e l’economia sono in ginocchio’, dicono sindacati e imprenditori.

Critico il presidente del Consiglio nazionale dei Geologi, Gian Vito Graziano: “Aver paura della pioggia – dice riferendosi al quadro nazionale – è una situazione tutta italiana, le cause del dissesto non risiedono solo nei cambiamenti climatici, ma soprattutto nello stato di grave malattia del territorio, che stiamo lasciando morire per incuria”.

Da giovedì le precipitazioni hanno portato fino a 400 mm d’acqua nei bacini del Trebbia, Taro, Enza e Secchia, fino a 300 mm in quelli del Panaro e del Reno. La rottura dell’argine ha raggiunto i 50 metri di apertura stabilizzandosi poi, con un’erosione continua, su un’apertura di 70-80 metri.

Delle 600 persone accolte nei centri, 300 sono state dirottate a Mirandola e Modena, 50 a Carpi e Medolla; 54 ospiti di una casa di riposo sono stati trasferiti all’ospedale di Baggiovara e in altre strutture, un gruppo di disabili di Sorbara è stato accolto a Carpi, 250 persone hanno trovato ospitalità in hotel. In più c’è chi ha trovato una sistemazione autonoma. Interventi per portare in salvo persone sono stati compiuti anche con gli elicotteri da vigili del fuoco e polizia. L’Azienda Usl ha fatto sapere, rassicurando, che non c’è alcuna emergenza di tipo sanitario.  

(Foto LaPresse)

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