Maria Elena Boschi FOTO: vestito nero per chiedere la fiducia sulla legge di Stabilita

di Edoardo Greco
Pubblicato il 7 dicembre 2016 13:20 | Ultimo aggiornamento: 7 dicembre 2016 13:30

Maria Elena Boschi vestita di nero (FOTO) chiede la fiducia al Senato sulla legge di Stabilità, la manovra di bilancio che dovrebbe essere l’ultimo atto del governo Renzi, dimissionario dopo la sconfitta al referendum costituzionale del 4 dicembre.

Boschi, ministro per i rapporti con il parlamento, si è seduta sui banchi del governo a Palazzo Madama e ha posto la questione di fiducia: “A nome del governo e autorizzata dal consiglio dei ministri, pongo la questione di fiducia sull’approvazione senza emendamenti dell’articolo 1” del disegno di legge di bilancio “nel testo identico a quello approvato dalla Camera”. In sottofondo si sono sentiti distinti i mormorii dei senatori. Il ministro Boschi ha lasciato subito dopo l’Aula.

Il nero, colore del lutto, è stato usato spesso da Maria Elena Boschi nelle sue ultime uscite pubbliche. Lei che, quando ha fatto la sua apparizione sulla scena pubblica della Leopolda renziana, poi nei talk-show, quindi in Parlamento e infine nella compagine di governo, aveva sempre usato un dress-code sgargiante: tacco 12, scarpe leopardate, completi dai colori accesi che risaltavano sul grigio-nero istituzionale.

Sono giorni difficili per Maria Elena Boschi, firmataria di una riforma che è stata nettamente bocciata dal voto degli italiani. Renzi non l’ha citata neanche una volta nel suo discorso post-referendum. I due non hanno seguito insieme la notte degli scrutini. E mentre Renzi si mostrava contrito davanti nel suo discorso alla nazione, con la moglie Agnese sullo sfondo, la Boschi non riusciva a trattenere le lacrime dopo aver appreso la sconfitta.

E mentre Renzi si è potuto “consolare” con la vittoria del “Sì” a Pontassieve (il paese dove vive) e a Rignano sull’Arno (dove è nato e cresciuto), la Boschi ha dovuto digerire anche la sconfitta nella sua Laterina, uno dei pochi comuni in tutta la provincia di Arezzo dove il “No” ha superato il “Sì”.