Morte di Matteo Armellini, l’Inail scrive alla madre: Non possiamo dare di più

Pubblicato il 26 luglio 2012 19:31 | Ultimo aggiornamento: 26 luglio 2012 19:32
lettera inail

La lettera dell’Inail mandata alla mamma di Matteo Armellini

INAIL — SEDE DI ROMA CENTRO

ROMA – Per la morte di Matteo Armellini sotto il palco del concerto di Laura Pausini la madre ha ricevuto 1.936,80 euro e si è scagliata contro l’Inail che ora le risponde con una lettera firmata dalla dirigente che ha seguito il caso, Elvira Soglia. Lettera in cui l’Inail in pratica dice alla madre di Armellini che non può erogarle di più in quanto tra l’altro la legge non prevede una rendita per i genitori dei figli morti sul lavoro. Ma che comunque la mancanza del riconoscimento della rendita non preclude la denuncia e l’iniziativa in sede di giudizio contro gli eventuali responsabili dell’infortunio per ottenere il risarcimento del danno subito.

Riportiamo la lettera: “Gentile sigerà Armellini – scrive Elvira Soglia – Rispondo personalmente fornendole i chiarimenti richiesti e rendendomi disponibile ad incontrarla ove lo ritenesse opportuno. Le buste paga di tutti i lavoratori dipendenti recano in intestazione il logo dell’Inail in quanto i datori di lavoro sono tenuti a “vidimarle” preventivamente presso il nostro Istituto, allo scopo di utilizzarle per il pagamento degli stipendi dei loro dipendenti. La vidimazione avviene sui cedolini vuoti, non riferiti ai singoli lavoratori. Solo successivamente, nel corso della gestione del rapporto di lavoro, l’azienda compila mensilmente tali cedolini, intestandoli al singolo lavoratore, con tutti gli elementi della retribuzione, e ne consegna una copia al lavoratore, all’atto del pagamento dello stipendio. I cedolini, le cosiddette “buste paga”, non vanno consegnati all’Inail – la legge non lo prevede – e pertanto non siamo in possesso di quanto lei ci richiede“.

I diritti di suo figlio, della cui perdita sono sinceramente addolorata, come per tutti i lavoratori vittime di incidenti j mortali, – si legge ancora nella lettera – possono e devono essere tutelati in sede giudiziaria, in quanto per tutte le morti sul lavoro la Procura competente avvia d’Ufficio un procedimento finalizzato ad accertare le responsabilità penali del datore di lavoro e/o di terzi responsabili. L’Inail, in molti casi, si ‘costituisce parte civile’ nel processo, ed in ogni caso è disponibile a fornire diverse forme di sostegno ai familiari superstiti, oltre alle prestazioni economiche previste dalla leggeA questo proposito, trovo ingiusta la norma che non prevede un diritto soggettivo a percepire una rendita in capo ai genitori dei giovani caduti sul lavoro, che non hanno coniuge o figli superstiti. La norma consente solo una erogazione pari al 20%, a titolo assistenziale, esclusivamente nei casi in cui sia provato che i genitore – senza reddito, o titolare di reddito al limite della sussistenza – veniva sostenuto economicamente dal figlio”.

“Per questo motivo – conclude Elvira Soglio – allo stato della documentazione agli atti della pratica, siamo in grado di erogare unicamente una somma pari a euro 1936,80 indicata per decreto ministeriale, a parziale risarcimento delle spese funerarie. Siamo altresì competenti a veicolare alla Regione Lazio la sua richiesta di erogazione del fondo per le vittime di infortuni sul lavoro, come le hanno spiegato i funzionari dei nostri uffici. Spero di essere stata sufficientemente chiara e, nel rinnovarle la mia disponibilità ad incontrarci, la saluto molto cordialmente”.

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