Monica Lewinsky, foto Vanity Fair. “Se Hillary Clinton corre, racconto tutto”

di redazione Blitz
Pubblicato il 7 Maggio 2014 12:08 | Ultimo aggiornamento: 7 Maggio 2014 14:45

WASHINGTON –  ”Altro che pazza narcisista, tra me e Bill c’era una relazione consensuale”. Così Monica Lewinsky, oggi quarantenne, in un articolo apparso su Vanity Fair intitolato “Vergogna e sopravvivenza”, minaccia Hillary Clinton e la sua corsa per la Casa Bianca alle presidenziali del 2016.

L’ex stagista della Casa Bianca, per la prima volta dopo anni di silenzio, racconta la sua storia con Bill Clinton, uno scandalo che sconvolse per mesi la politica americana. Racconta di aver pensato al suicidio, di essere stata umiliata. Ma va oltre, minacciando tra le righe l’ex First Lady, che qualche mese fa l’aveva appellata appunto come una squilibrata. Monica veste i panni di una femminista:

”La signora Clinton in qualche modo s’è data la colpa per la relazione tra me e Bill, pensando di essere stata emotivamente negligente. E sembrava averlo perdonato. Trovo che l’impulso di accusare la donna, non solo me, ma anche lei stessa, sia preoccupante. Il mio rifiuto di collaborare con gli inquirenti potrebbe essere stato coraggioso o sciocco, ma mai narcisistico o folle”.

”Ovviamente – aggiunge – era il mio capo e ne ha approfittato, tuttavia sono sempre stata ferma su un punto: è stata una storia consensuale. Gli abusi sono arrivati dopo, quando sono diventata un capro espiatorio per chi voleva proteggerlo”.

Oggi 40enne, con una laurea in psicologia sociale, annuncia che per lei è arrivato il tempo ”di bruciare il berretto e seppellire il vestito blu’‘, due elementi centrali usati dall’accusa per inchiodare Bill alle sue responsabilità.

”Per quanto mi riguarda – aggiunge – sono profondamente dispiaciuta e rammaricata per quello che è successo tra me e il presidente Clinton”.

Poi torna sugli effetti dello scandalo sulla sua vita:

”L’amministrazione Clinton, i fan del pubblico ministero, politici di tutti e due i partiti e i media sono stati capaci di marchiarmi a vita. E quel marchio è rimasto, in parte perché aveva a che fare con il potere”.

Nega quello che in questi anni tantissimi hanno mormorato maliziosi. E che cioè che sono stati i Clinton a pagare per il suo silenzio.

”Posso assicurare che nulla è più lontano alla verità. Ora per me è arrivato il tempo di dare una fine diversa alla mia storia, riprendermi in mano il mio futuro e dare un senso al mio passato. Se questo mi costerà molto, lo scoprirò molto presto”.

Quello che è certo, scrive Lewinsky, è che non ha mai voluto lucrare sulla sua popolarità:

”Ho rifiutato offerte da 10 milioni di dollari per fare cose che non ritenevo giusto fare”.

Dopo essersi trasferita a Londra, dove ha preso un master alla London School of Economics, ha vissuto a Los Angeles, New York e Portland. Ma ad ogni colloquio di lavoro veniva scartata per via di quel passato ingombrante:

”Mi hanno detto: hai le carte in regola per lavorare con noi, ma ogni volta che ci sarà un evento, la stampa sarà lì solo per te”.

”Ora il mio obbiettivo – conclude – è quello di aiutare le vittime delle umiliazioni e delle molestie on-line e iniziare a parlare di questo argomento in ogni occasione pubblica.”

Vergogna e sopravvivenza"

Vergogna e sopravvivenza”, la foto di Monica Lewinsky che accompagna l’articolo di Vanity Fair