Museo Bardo riapre a Tunisi 12 giorni dopo l’attacco terroristico: prime FOTO

di Redazione Blitz
Pubblicato il 31 Marzo 2015 17:03 | Ultimo aggiornamento: 31 Marzo 2015 17:03

TUNISI – Il cancello si spalanca: un agente di polizia controlla le auto in ingresso mentre militari armati fino ai denti osservano a poca distanza. Pian piano arrivano alcuni turisti, una goccia rispetto ai visitatori tunisini. E’ il racconto di quanto accaduto al museo del Bardo martedì 30 marzo, riaperto al pubblico 12 giorni dopo l’attacco terroristico che ha mietuto 22 vittime, quasi tutti turisti stranieri in visita, e due giorni dopo quanto dichiarato la settimana scorsa. 

Prima di entrare nell’edificio la sosta davanti alla stele in memoria dei caduti scoperta dai leader mondiali. Chiunque arrivi si ferma per qualche minuto davanti al monumento. Nessuno parla, il silenzio è rotto solo dal vento forte che spazza la capitale. Un padre mostra al figlio piccolo i nomi delle vittime, spiega. Entrambi hanno gli occhiali scuri. Il piccolo ascolta. Poi abbassa il capo. Per entrare nel museo serve passare attraverso il metal detector e accettare di buon grado la perquisizione gentile degli agenti. Uomini o donne, non fa differenza, tutti sono sottoposti allo screening. Superata la soglia il clima torna quello di una qualsiasi visita culturale. Foto di rito davanti ai mosaici imponenti, alle statue, ai pezzi millenari di storia dell’antica Roma che rase al suolo Cartagine.

Ci sono altri stralci di memoria che oramai fanno parte del Bardo. Una memoria tragica e drammatica, ma che resterà per sempre parte della storia del museo. Sono i fori delle pallottole sulle vetrine, lungo le scale che portano al secondo piano. Raffiche di mitra per uccidere, e muri divelti dall’intervento delle forze di sicurezza che il 18 marzo hanno stanato i terroristi entrati in azione. I visitatori, abbagliati dalle meraviglie del museo, fotografano, si interrogano. Chiedono ai custodi di vedere dove sono stati uccisi i loro connazionali, di salire le scale teatro di una vera e propria battaglia. Un signore si aggira tra le sale recitando passi del Corano. Ha gli occhi lucidi, e ribadisce che l’Islam non ha nulla a che fare con il terrorismo, tantomeno con l’Isis. Sembrano tutti rapiti, atterriti da quei simboli che evocano la furia terroristica, l’orrore e il sangue degli innocenti sparso il 18 marzo. Le prime foto del museo riaperto pubblicate dall’agenzia Associated Press.