Napoli, sindacati di base interrompono conferenza con Tito Boeri e Poletti FOTO

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 Maggio 2015 14:04 | Ultimo aggiornamento: 12 Maggio 2015 14:07

NAPOLI, 12 MAG – Ressa e spintoni hanno interrotto la quinta edizione della Giornata Nazionale della Previdenza in corso a Napoli. Una dozzina di appartenenti all’Usb pubblico impiego ha raggiunto il tavolo con il presidente dell’Inps Boeri e il ministro Poletti, chiedendo di poter parlare. L’intervento della sicurezza ha determinato qualche momento di tensione, con strattoni e spintoni. Alla fine i lavoratori hanno srotolato uno striscione con la scritta ‘pensioni pubbliche dignitose per tutti’ e un loro rappresentante è intervenuto al microfono.

Nella ressa che si è scatenata all’interno della tendostruttura allestita in Piazza del Plebiscito è rimasto coinvolto anche il presidente di Itinerari Previdenziali, Alberto Brambilla, che ha cercato di opporsi ai lavoratori dell’Usb che si avvicinavano al palco dei relatori. “Stanno ammazzando la previdenza pubblica a favore di quella privata – ha detto uno dei rappresentanti della protesta intervenendo al microfono – e che il principale sponsor sia il presidente dell’Inps è per noi una vergogna”. Dopo questo intervento i manifestanti, una quindicina in tutto, hanno lasciato la sala consentendo la regolare ripresa dei lavori con l’intervento del segretario della Uil, Carmelo Barbagallo. Alcuni esponenti del sindacato Usb avevano inscenato una protesta analoga nella sede dell’Inps a Roma alla fine di aprile, in occasione della presentazione alla stampa della cosiddetta “busta arancione”.

Tito Boeri, prima dell’incursione degli appartenenti alle Usb, era tornato sul concetto di quella che definisce “l’ignavia di Stato”, ossia “l’atteggiamento, da parte del decisore politico, di grossa sottovalutazione del problema dell’informazione dei contribuenti”, quando avvenne, venti anni fa, il passaggio dal sistema di calcolo retributivo a quello contributivo. “Prima (nella prima metà degli anni ’90, ndr) bastava pianificare la fine della carriera lavorativa che determinava l’importo della pensione”, mentre col meccanismo di conteggio di tipo contributivo “contano moltissimo i primi anni, sono fondamentali”. Secondo il vertice dell’Istituto previdenziale, “i governi che si sono succeduti in venti anni non hanno voluto dare questa informazione, temendo che solo il fatto di darla avrebbe creato reazioni forti e li avrebbe penalizzati sul piano elettorale”. Tale “ignavia di Stato”, chiosa Boeri, “è stata molto grave”, giacché “ha impedito a molte generazioni di cautelarsi”, nella consapevolezza di quanto ciò avrebbe inciso sulla pensione futura. Le foto Ansa della protesta.