Parigi, spara a Libération (foto e video) poi alla Defense. Fuggitivo ha fucile e bombe

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 18 novembre 2013 11:02 | Ultimo aggiornamento: 18 novembre 2013 16:21

PARIGI – Caccia all’uomo a Parigi, nella zona centrale degli Champs Elysées, dopo che un uomo ha sparato prima alla redazione del quotidiano Libération e poi alla sede della banca Sociéte Generale alla Defense. L’uomo avrebbe con sé un fucile e bombe a mano. Secondo quanto scrive il giornale francese nella sua edizione online, le cartucce sparate corrispondono a quelle di un altro attentato, compiuto venerdì 15 novembre nella hall della catena di informazione BFMTV. Il quartiere è presidiato. Un elicottero sorvola la zona.

Nella mattina di lunedì 18 novembre l’uomo è entrato nella sede del quotidiano francese Libération, vicino a Place de la Republique, e ha sparato due colpit contro un fotografo di 27 anni, ferendolo all’addome. Le condizioni del giovane, secondo quanto scrive Libération, sono “gravi”.

Poco dopo, intorno a mezzogiorno, l’attentatore ha esploso diversi colpi contro la sede della banca Societé Generale alla Defense, il quartiere degli affari della capitale.

Per quanto riguarda il primo episodio, alla sede di Libération, l’attentatore, armato di un fucile a pompa, è entrato intorno alle 10:15 nella redazione del giornale francese, e ha fatto fuoco prima di scappare senza dire nulla. Il fotografo si trovava in redazione per una seduta per il supplemento Next.

Già venerdì mattina un uomo armato aveva fatto irruzione nella hall della catena di informazione BFMTV a Parigi, e aveva minacciato di sparare ai giornalisti: “La prossima volta non vi risparmierò”. Secondo quanto scrive il Nouvel Observateur le cartucce trovate nella sede di Libération sono identiche a quelle trovate nella sede di BFMTV.

“Quando si entra con un fucile in un giornale, in una democrazia, è molto, molto grave, qualsiasi sia lo stato mentale di questa persona”, ha commentato il direttore di Libération, Nicolas Demorand. “Siamo testimoni inorriditi di un dramma. Se i giornali e i media devono diventare dei bunker, significa che qualcosa non sta andando per il verso giusto nella nostra società”.

(Foto LaPresse)