Ponte Genova illuminato con il tricolore. Il varo oggi, l’inaugurazione a luglio

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Aprile 2020 9:14 | Ultimo aggiornamento: 28 Aprile 2020 9:14
Ponte Genova illuminato con il tricolore. Il sindaco Bucci: "A luglio l'inaugurazione"

Ponte Genova illuminato con il tricolore. Il sindaco Bucci: “A luglio l’inaugurazione” (foto ANSA)

GENOVA – Le diciotto pile del nuovo ponte di Genova sono state illuminate con il tricolore alla vigilia della posa in opera dell’ultima parte di impalcato prevista per stamattina, 28 aprile, alla presenza del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e del ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli.

Il tricolore riunisce simbolicamente la Val Polcevera tagliata in due dal crollo del ponte Morandi e ‘ricuce’ lo strappo subito da Genova.

“L’Italia s’è desta, benvenuto ponte di Genova”, scrive il governatore Giovanni Toti.

A luglio ci sarà l’ inaugurazione del nuovo viadotto.

“L’inaugurazione definitiva del nuovo ponte di Genova avverrà nel mese di luglio, non vediamo l’ora”, ha annunciato il sindaco di Genova e commissario per la ricostruzione del ponte, Marco Bucci.

Renzo Piano: “Non è un miracolo, è quello che si può fare sempre”

“E’ un momento importante, ma non può essere una festa perché non bisogna mai dimenticare da cosa nasce, da una terribile tragedia”.

L’architetto Renzo Piano commenta così il varo dell’ultimo impalcato del Ponte di Genova, da lui disegnato.

Fin dal 14 agosto 2018, l’architetto genovese ha sempre voluto ricordare le povere vittime della tragedia.

Non le dimentica neppure il giorno in cui gli operai portano in alto l’ultimo pezzo:

“Soddisfatto? No, diciamo che questa opera è consolante, è consolante vedere che siamo riusciti a costruirla”, dice all’ANSA.

Piano non ci sarà domani quando l’impalcato collegherà nuovamente la Valpolcevera:

Sono prigioniero a Parigi, dove vivo la quarantena, e da due mesi non vedo il ponte“.

Ma non si perde d’animo.

“Consola vedere che questa opera è nata da un grande lavoro collettivo.

Vedere che si è riusciti a realizzarla in tempi molto brevi.

Io ho partecipato sostanzialmente solo difendendo un’idea molto chiara e semplice, molto genovese.

Quella di un ponte che quasi attraversa la vallata chiedendo il permesso, perché non è impattante”.

“Chiede il permesso ma è molto forte – ha spiegato Piano -, perché le sue strutture sono straordinarie.

Il pezzo che chiude l’impalcato pesa quasi mille tonnellate”.

“Si deve essere orgogliosi, ma non io come architetto, tutti per il lavoro collettivo.

In quel cantiere sono passate un migliaio di persone e non c’è ne è una che non l’abbia fatto con grande attaccamento.

E questo ci tengo a dirlo, perché tutti, dal commissario al più modesto dei manovali hanno avuto questa dedizione”.

Il cantiere non si è mai fermato, neppure per il coronavirus:

“Non si è perso un giorno.

Non perché si è irresponsabili ma perché ci sono cose che non si possono fermare, sempre con la dovuta attenzione”.

La forza della struttura è fondamentale.

“La forma della chiglia di una nave non è una bizzarria – spiega l’archietto – ma l’ho data per due ragioni: perché è una ottima struttura di ponte e perché è stata costruita da chi fa navi con una tecnologia a loro familiare.

Essendo molto largo, 30 metri, mentre quello di prima era circa 20, e molto lungo, aveva bisogno di una struttura come quella di una nave, capace di prendere un’onda da prua a poppa.

La forma serve anche, vedendolo da sotto, a consentire alla curvatura di giocare con la luce, che la accarezza”.

Piano non parla di miracolo.

“Perché non è un miracolo ma la conferma che le competenze in Italia ci sono, basta dare loro spazio.

Bisogna applicare questa energia allo stato normale delle cose, senza aspettare la tragedia. E’ qui il punto.

L’Italia è capace di questo, per questo non mi piace la parola miracolo”.

All’estero l’immagine del Paese è migliorata. (fonte ANSA)