Dov’era la reggia dei Tarquini 2600 anni fa? al Q… FOTO

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Settembre 2015 13:39 | Ultimo aggiornamento: 10 Settembre 2015 14:27

ROMA – Una casa di 2600 anni fa è stata scoperta sul colle del Quirinale a Roma. La casa dei Re Tarquini è stata trovata durate gli scavi nei sotterranei dell’ex Istituto Geologico tra via Veneto e piazza della Repubblica, proprio nel cuore della Capitale, dal gruppo guidato dall’archeologa Mirella Serlorenzi. Una dimora di circa 40 metri quadri e le cui mura erano alte fino a 3 metri.

Laura Larcan scrive sul Messaggero che il Soprintendente ai beni archeologici di Roma, Francesco Prosperetti, ha presentato la scoperta il 9 settembre a Roma:

“Si tratta di un ritrovamento eccezionale, tra i più importanti degli ultimi dieci anni – avverte Prosperetti – perchè riscrive la storia della Roma dei Re”. L’area del Quirinale in età arcaica, ossia all’inizio del VI secolo a.C., era considerata fino ad oggi dagli studiosi disabitata, legata cioè solo alla presenza di luoghi di culto (aree sacre e templi), e a riti funerari (necropoli). “Ora, la nuova struttura rinvenuta, a carattere civile, svela che la mappa urbana edilizia della Roma arcaica era molto più estesa – dice la Serlorenzi – Ci racconta che che le Mura edificate dal re Servio tullio racchiudevano un centro abitato molto più vasto di quello che si pensava”.

E’ un ritrovamento che arricchisce una serie di indagini di archeologia preventiva iniziate nel 2011 in modo sistematico nel Palazzo Canevari di proprietà della Cassa Depositi e Prestiti, che ne farà sede dei propri uffici. Le ultime sorprese archeologiche risalgono al 2013, quando qui venne annunciata la scoperta di un vasto tempio (di 40 metri per 25, grande quanto la cella sacra del Tempio di Giove Capitolino sul Campidoglio), datato ora agli inizi del V secolo a.C. L’edificio sacro, però, ha avuto una vita precedente: è stato, infatti, edificato sopra un’area sacra ancora più antica come testimonia un deposito votivo risalente all’VII secolo. Proprio quest’area doveva essere, secondo gli archeologi, legata alla casa arcaica appena identificata: “Le persone che vi abitavano dovevano essere connesse al culto del tempio, quindi ne erano probabilmente i guardini custodi”, riflette la Serlorenzi”.

Prosperetti ha poi aggiunto che ora si sta lavorando ad un nuovo progetto tra Mibact e Cdp spa per valorizzare lo scavo:

“L’area non sarà reinterrata. Nulla verrà rimosso. Sarà organizzata una fruizione compatibile con la destinazione dell’edificio. Ritrovare testimonianze architettoniche così conservate risalenti alla fase arcaica di Roma non capita tutti i giorni. E’ un unicum in tutta la città”.

(Foto Ansa)