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Rajoy commissaria Catalogna, 450mila in piazza. Puigdemont: “Ritorno al franchismo” FOTO-VIDEO

BARCELLONA – Almeno 450mila catalani in piazza sul Passeig de Gracia, nel centro di Barcellona, dove alle ore 17 di sabato 21 ottobre si è svolta la grande manifestazione convocata dal Tavolo per la Democrazia contro il commissariamento della Catalogna deciso da Madrid e contro la detenzione dei due leader indipendentisti Jordi Sanchez e Jordi Cuixart. A fornire queste cifre è stata la polizia urbana della città catalana.

Fra i manifestanti c’era anche il presidente Carles Puigdemont, che è stato accolto ma applausi e grida di appoggio, e ha preso la testa del corteo. Le misure annunciate contro la Catalogna dal governo di Madrid “sanno di franchismo, è un ritorno al 1975” (anno della morte del dittatore Francisco Franco) ha accusato il parlamentare del Pdecat, il partito del presidente Carles Puigdemont, Josep LluisCleries.

La leader di Erc, il partito del vicepresidente Oriol Junqueras, Marta Rovira, ha denunciato a sua volta un “colpo di stato” del governo di Madrid contro “la maggioranza legale e democratica” eletta dai cittadini catalani.

In una dichiarazione solenne a nome del parlamento catalano la presidente Carme Forcadell ha detto che il premier spagnolo Mariano Rajoy “ha annunciato un colpo di stato di fatto“, un “golpe autoritario in uno Stato membro dell’Unione Europea”. “Rajoy – ha aggiunto – pretende che il Parlamento catalano smetta di essere democratico”.  “Attaccando le istituzioni attacca la cittadinanza”, che “vede lesi i suoi diritti”: “Non lo permetteremo”.

Oltre alla piazza, a protestare contro l’annuncio delle dure misure decise contro la Catalogna dal premier spagnolo Mariano Rajoy sono anche i soci del Barcellona calcio. Il presidente del club Josep Maria Bartomeu, al termine dell’assemblea dei soci,  ha detto che “il Barca è sempre stato al fianco del popolo della Catalogna e delle sue istituzioni. Oggi reiteriamo il nostro appoggio assoluto alle istituzioni democratiche della Catalogna elette dai suoi cittadini”.

Protesta anche il sindaco di Barcellona Ada Colau, che parla di grave attacco ai diritti e alle libertà fondamentali con le misure annunciate oggi ex-articolo 155:”Siamo un solo popolo contro l’oppressione, ha aggiunto, ora dobbiamo rappresentare a livello politico questa unità”.

L’associazione della stampa della Catalogna ha denunciato intanto la presa di controllo da parte dei rappresentanti dello Stato spagnolo delle Radio-tv pubbliche catalane, Tv3 e Catalunya Radio, prevista dal pacchetto di misure di commissariamento annunciato oggi da Madrid. Per l’associazione si tratta di “un attacco alla libertà di espressione”.

La Cup, l’ala sinistra della coalizione indipendentista catalana, ha chiesto invece una “proclamazione immediata” della repubblica in risposta al “colpo di stato” del premier spagnolo Mariano Rajoy. Il parlamentare Carles Riera ha detto che “l’unica risposta possibile è la proclamazione immediata” dell’indipendenza e della “Repubblica catalana”.

Cosa accade ora.

E’ la prima volta dal ripristino della democrazia in Spagna nel 1978 che il governo di Madrid applica l’articolo 155 della Costituzione nei confronti di una comunità autonoma del Paese: una decisione senza precedenti, quindi, che nel caso della Catalogna colpisce una regione con 7,5 milioni di abitanti che contribuisce al prodotto interno lordo nazionale per il 18,9% (dato 2016).

Oggi Madrid non ha sospeso ufficialmente l’autonomia della Catalogna, ma l’ha limitata a tal punto che difficilmente si può parlare ancora – allo stato delle cose – di comunità autonoma: si tratta infatti di un commissariamento che sospende i vertici della Generalitat, con la proposta al Senato di destituire il presidente Carles Puigdemont, il vicepresidente Oriol Junqueras e tutti i membri del Govern.

Le competenze del presidente e dei membri del governo di Barcellona, quindi, saranno assunte da autorità designate da Madrid sotto il controllo dei ministri del governo spagnolo. Le misure prevedono inoltre il divieto per il Parlament catalano di eleggere un sostituto di Puigdemont, ha spiegato il premier Rajoy precisando che assumerà le competenze del presidente catalano per convocare nuove elezioni al massimo entro sei mesi. La facoltà di sciogliere il Parlamento catalano passa poi a Madrid, mentre il Parlament manterrà la sua funzione rappresentativa. Tuttavia, il Parlamento locale non potrà proporre il candidato al Governo di Barcellona e non potrà interferire con la Costituzione o lo Statuto.

Queste misure sono state già trasmesse al Senato, che salvo sorprese darà il via libera finale venerdì 27 ottobre. L’ufficio di presidenza della camera alta, formato da 4 senatori del Pp, due del Psoe e uno del partito nazionalista basco Pnv, fissa oggi il calendario esatto dei lavori. Ma non è tutto: grazie all’art. 155 Madrid prevede anche di prendere il controllo dei Mossos d’Esquadra, la polizia regionale catalana, e della Radio-Tv pubblica (Tv3 e Radio Catalunya), secondo quanto precisa il documento con le misure previste dall’esecutivo spagnolo inviato al Senato.

Il governo spagnolo, attraverso i delegati che nominerà in Catalogna, potrà destituire e sostituire i dirigenti di polizia e radio-tv catalane. Il testo dell’articolo 155 recita: “Se una Comunità Autonoma non compie gli obblighi che le impongono la Costituzione o altre leggi, o agisce in forma che attenti gravemente all’interesse generale della Spagna, il Governo dopo avere interpellato al Presidente della Comunità Autonoma e nel caso in cui non ne conseguano risultati, con l’approvazione a maggioranza assoluta del Senato, potrà prendere le misure necessarie per poterla obbligare al compimento forzoso di tali obblighi o per la protezione dell’interesse generale. Per l’esecuzione delle misure previste nel precedente capoverso il Governo potrà dare istruzioni a tutte le autorità delle Comunità Autonome”.

Tutti cantano l’inno catalano durante la manifestazione e Barcellona (Agenzia Vista/Alexander Jakhnagiev)

 

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