Ruby, Ghedini: “Berlusconi chiamo la Questura? Un’azione umana”

Pubblicato il 3 Giugno 2013 10:55 | Ultimo aggiornamento: 3 Giugno 2013 13:39

MILANO – “Giudici prevenuti e culturalmente vicini ai pm”. E una “telefonata piena d’umanità” quella di Berlusconi alla Questura di Milano. Sono questi i temi portanti dell’arringa di Niccolò Ghedini al processo sul caso Ruby, nel quale Silvio Berlusconi è imputato per concussione e prostituzione minorile. Niccolò Ghedini, uno dei legali di Berlusconi, ha cominciato il suo atto di difesa accusando in sostanza il tribunale di essere prevenuto nei confronti della difesa. In uno dei primi passaggi l’avvocato, rivolgendosi ai giudici ha affermato di avere ”l’impressione di ingenerare fastidio come difensore. Analogo fastidio non sembra ingenerare la procura della Repubblica”. Ghedini ha poi proseguito sostenendo anche che il collegio avrebbe ”vicinanza culturale” ai pm.

Inoltre secondo Ghedini ”ci sono state ragioni di spettacolarizzazione più che di merito” ”nella requisitoria del procuratore aggiunto Ilda Boccassini perché si è basata più su suggestioni che su dati processuali ed è stata segnata da un pregiudizio nei confronti dell’imputato” concludendo con una richiesta di condanna ”stratosferica”.

La difesa, prima di cominciare l’arringa, ha chiesto ai giudici di acquisire le trascrizioni della deposizione di Ruby resa in aula al processo gemello a carico di Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti.

Per l’ex premier il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, lo scorso 13 maggio, aveva chiesto una condanna a sei anni di carcere e l’interdizione dai pubblici uffici perpetua e dagli uffici legali per sei anni.

Silvio Berlusconi va ”assolto perché il fatto non sussiste”, ha detto Ghedini riferendosi al reato di concussione contestato all’ex premier. Il legale ha fatto notare che ”non sempre le azioni compiute da un pubblico ufficiale devono essere considerate un reato contro la pubblica amministrazione”. Ma ”possono essere azioni umane”.

Berlusconi era ”convinto” che Ruby fosse una ragazza egiziana e vicina all’ex presidente Mubarak. Ghedini ha spiegato che se l’ex presidente del Consiglio ”a un pranzo ufficiale ha parlato di Ruby come ragazza egiziana e vicina a Mubarak è perché ne era convinto”. Il legale ha poi sottolineato che se il Cavaliere avesse saputo che la giovane era figlia di un ambulante, marocchina e siciliana non ne avrebbe sicuramente parlato a un pranzo di Stato riferendosi a quello che si era tenuto a Roma nel maggio del 2010 con l’ex Rais.

Telefonata di umanità da parte di Berlusconi: mai esercitate pressioni sulla Questura.”Silvio Berlusconi non ha mai chiesto di accelerare le procedure, ma ha chiesto solo una informazione”. La telefonata di Berlusconi fu un mero gesto d’umanità, secondo Ghedini che contesta così la configurazione del reato di concussione e aggiunge  ”Io non so come si fa a contestare un reato simile – ha affermato – se non dal punto vista sociologico”. Ghedini ha ricordato che nella notte tra 27 e 28 maggio 2010  fu il capo di gabinetto Pietro Ostuni, come lui stesso ha dichiarato in aula e ai pm, ad aver detto a Giorgia Iafrate, funzionario di turno, ”di accelerare le procedure, non Berlusconi”. Inoltre ha sottolineato come Iafrate, in base a sue deposizioni, ”decise autonomamente l’affidamento di Ruby” a Nicole Minetti e non sotto alcuna pressione dell’ex capo del governo, il quale per altro aveva parlato solo una volta direttamente con Ostuni ”chiedendo solo un’informazione”.

Per Ghedini infatti quella dei pm è stata una ricostruzione morale della vita di Berlusconi. “Si è discusso della presenza della statuetta lignea in questa serata. La statuetta non c’entra nulla con questo processo ma con la ricostruzione sociologica e morale che la Procura vuole fare della vita di Berlusconi”. Ghedini si riferisce alla testimonianza di alcune pentite del ‘bunga bunga’ che avevano parlato di una statua di Priapo fatta girare a una cena e con la quale le ragazze mimavano rapporti orali. Per Ghedini la circostanza è esclusa nel capo di imputazione e poi è stata raccontata da testi di cui il legale ha messo in dubbio l’attendibilità e smentita dai testimoni della difesa tra cui l’europarlamentare del Pdl Licia Ronzulli e la parlamentare del Pdl Maria Rosaria Rossi.

“Basta dire che i miei testi sono veri e i tuoi sono falsi”. Rivolgendosi al procuratore aggiunto Ilda Boccassini, Ghedini spiegando che non si può sostenere che i testimoni della difesa in rapporti economici con Berlusconi abbiamo mentito. Ghedini ha spiegato che l’ex premier ha sempre aiutato ”con continuità” le ragazze anche prima del processo e che le testimoni convocate dai pm hanno ricevuto soldi dal Cavaliere senza ricevere alcuna richiesta di tipo sessuale. Il legale ha fatto notare che tutte le giovani, anche quelle da loro convocate in aula, hanno negato rapporti sessuali con l’ex capo del governo.

(Foto Ansa)