Ruby, Nicole Minetti dai giudici: “Con Silvio Berlusconi fu amore vero” (foto)

Pubblicato il 7 Giugno 2013 10:22 | Ultimo aggiornamento: 7 Giugno 2013 12:25

MILANO – Nicole Minetti dice che con Silvio Berlusconi fu “amore vero”, che con lui “aveva una relazione, ed era esclusiva”. E lo dice non per strada ma dentro un’Aula di Tribunale, davanti ai giudici, durante una deposizione spontanea al processo Ruby in cui è indagata con Emilio Fede e Lele Mora. Poi per discolparsi dice: “Le cene di Arcore esistevano da molto prima di quando cominciai a partecipare”.

”Tengo a precisare – dice Minetti – che il mio è stato un sentimento d’amore vero per Silvio Berlusconi”. Poi ribadisce più volte che lei non ha mai ”introdotto” le ragazze ad Arcore nè gestito ”nulla”. “Non ho introdotto nessuno – dice – né ho mai gestito nulla, perché non c’era nulla da gestire”.

Nicole Minetti pensava che la sua ”relazione” con Silvio Berlusconi fosse ”esclusiva”. Comunque ha aggiunto, anche dopo la fine del rapporto il legame tra i due continuò ad ”essere di straordinario affetto e grandissima amicizia”. Minetti inoltre ha chiarito che Berlusconi la corteggiò” anche tramite la Polanco, attraverso la quale mi invitò a una di queste famose cene”.

Nel corso delle sue dichiarazioni, l’ex consigliera ha parlato del suo arrivo ”a Milano nel 2006 per seguire un percorso di studio di igienista dentale al San Raffaele e nel frattempo facevo qualche lavoretto per avere soldini in più”. Ha spiegato di avere incontrato per la prima volta Berlusconi a una fiera nel 2008 dove lei lavorava ”come hostess” e poi ha raccontato dei suoi lavori in tv, dove ”l’unica ragione del mio successo era che ho sempre saputo ballare e non conoscevo ancora Berlusconi”.

Secondo il racconto di Minetti è stata Marysthelle Polanco, che aveva conosciuto al programma ‘Colorado’, a parlarle delle cene di Arcore, che già esistevano. Quando ”Silvio Berlusconi venne in visita al San Raffaele – ha spiegato ancora Minetti – iniziò da parte sua un discreto corteggiamento, e non nego di essere rimasta affascinata da lui”. Tra lei e il leader del Pdl ”nacque un rapporto di amicizia e poi una relazione sentimentale che si concluse alla fine di quell’anno”.

Al di là delle critiche, ha proseguito Minetti, ”tengo a precisare che il mio è stato un sentimento d’amore vero per Silvio Berlusconi. Ciò detto, va da sè che iniziai a frequentare il presidente e le sue abitazioni. Partecipavo a cene, pranzi ed è capitato che mi fermassi sua ospite per più giorni presso le sue residenze”. Così come, ha aggiunto, ”capitava che parlassimo del mio futuro e di quello che avrei voluto fare dopo la laurea. Era chiaro, avendo noi una relazione sentimentale, che egli sarebbe stato felice di aiutarmi”.

Con Berusconi racconta di una relazione stabile. “Ci confrontavamo sul mio futuro”, come due normali fidanzati. Poi la proposta di entrare in politica. Da subito si è resa conto della “grande responsabilità” che le è stata affidata. Ma denuncia una ”aggressione mediatica seguita da una ondata di disprezzo” e una ”campagna di odio e diffamazione senza precedenti nella storia d’Italia’.

Poi passa al capitolo Ruby. “Non avevo idea che fosse minorenne”. Era andata a prenderla in Questura di Milano, per “non farle passare la notte in cella di sicurezza”. “Io – dice – mi sono prestata per fare del bene, per permettere che la ragazza tornasse a casa sua, come tra l’altro mi aveva detto il funzionario Giorgia Iafrate”.

Teorema pm fondato su moralismo. ”Ritengo – dice – che l’accusa si fondi solo su un teorema privo delle indicazioni di concreti fatti di reato, fondato su un malcelato moralismo. Io non ho mai invitato nessuna delle parti offese a nessuna delle cene a casa del presidente, continuo a non capire cosa posso aver organizzato anche perché nulla ho organizzato”.

Minetti confessa che fu Don Luigi Verzè, il fondatore del San Raffaele di Milano, a volerla in politica. ”Il presidente Berlusconi mi disse – ha chiarito Minetti – che don Verzè avrebbe avuto piacere ad avere un rappresentante dell’istituto in consiglio regionale, io accettai con gioia e inconsapevolezza, ma a quel ruolo non ero pronta”.

Mai gestito le case a via Olgettina. Per Nicole Minetti è solo una ”fantasia” la definizione che hanno dato di lei i magistrati, come della persona che si occupava della ”gestione delle case di via Olgettina”. L’ex consigliera, parlando al processo Ruby, ha spiegato infatti che, in sostanza, lei aiutava le ragazze che non potevano intestarsi i contratti. E ha aggiunto che le cene di Arcore ”esistevano da molto prima di quando cominciai a partecipare”.

(Foto Ansa)