Siria, buttato dal tetto e lapidato perché gay. Isis pubblica le foto su Twitter

di redazione Blitz
Pubblicato il 10 Dicembre 2014 10:21 | Ultimo aggiornamento: 10 Dicembre 2014 10:24

BEIRUT – Gettato dal tetto di un palazzo di tre piani e poi finito a colpi di pietra, solo perché gay. Succede in Siria, in una località sconosciuta al confine con l’Iraq, dove l‘Isis ha giustiziato un omosessuale e ha pubblicato le foto agghiaccianti dell’esecuzione su Twitter.

Il fatto supera per livello di atrocità i pur molti crimini di cui si sono macchiati i jihadisti nel nome della loro interpretazione della Sharia, comprese lapidazioni sulla pubblica piazza di donne accusate di adulterio e l’esposizione di corpi crocifissi di giustiziati per vari reati.

Il 25 novembre scorso l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) aveva dato notizia, per la prima volta, della lapidazione di due giovani uomini di 18 e 20 anni nella provincia orientale siriana di Deyr az Zor, ritenuti colpevoli di rapporti omosessuali. In quest’ultimo caso, invece, un tribunale dell’Isis si è spinto oltre, ritenendo giusto applicare un’antica tradizione islamica secondo la quale “i sodomiti devono essere fatti precipitare dal punto più alto della città, e poi lapidati fino alla morte”.

Le foto del supplizio sono state pubblicate su Twitter. Nella prima immagine si vede il condannato, ammanettato dietro alla schiena, mentre precipita dal tetto di un edificio di due piani, sul quale stanno otto miliziani incappucciati di nero, alcuni armati, che lo guardano cadere. Nella seconda e nella terza fotografia l’uomo è mostrato steso a terra, scalzo, con accanto diversi mattoni che con tutta probabilità sono serviti a finirlo. Anche qui si vedono alcuni miliziani incappucciati, uno dei quali sembra leggere il decreto di condanna. Seguono due raccapriccianti foto che mostrano rispettivamente il volo dell’uomo lanciato dal tetto del palazzo e lo schianto a terra. L’ultima ritrae da lontano il condannato senza vita con la faccia rivolta a terra 

Lo scorso 14 novembre la Commissione d’inchiesta dell’Onu sulla Siria, presieduta dal giurista brasiliano Paulo Pinheiro, ha accusato l’Isis di “crimini di guerra e crimini contro l’umanità”, chiedendo che i suoi dirigenti vengano processati davanti alla Corte penale internazionale (Cpi).Tra gli episodi contestati allo Stato islamico, le decapitazioni e le lapidazioni sulle pubbliche piazze, ma anche soprusi sulle minoranze, in particolare cristiani, sciiti e curdi, e la riduzione a schiave sessuali di centinaia di donne della comunità degli Yazidi in Iraq.

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