Siria: la bufala di Rehane, l”Angelo di Kobane” che in realtà non esiste FOTO

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 novembre 2014 15:09 | Ultimo aggiornamento: 4 novembre 2014 15:09

KOBANE (SIRIA) – Rehana è conosciuta anche come l”Angelo di Kobane’, una ragazza diventata martire perché decapitata dall’Isis. Le sue foto stanno facendo il giro del web in queste ore, dopo essere apparse e rilanciate centinai di volte su Twitter e Facebook. “L’Angelo” sarebbe stata una guerrigliera curda della cittadina siriana assediata dai jihadisti. Di lei ha parlato per prima la Bbc e la sua storia è stata rilanciata da decine di articoli sulla stampa internazionale.

Ora si scopre però, che la storia di Rehana non è altro che una ‘bufala’. La sua foto, in cui appare una giovane bionda in divisa militare mentre fa il segno della vittoria con le dita, non è quella di una ‘martire’ decapitata dallo Stato islamico, né una spietata guerrigliera che a Kobane ha ucciso più di cento jihadisti. Si tratta invece di una ex studentessa di diritto di Aleppo, costretta a lasciare gli studi quando i jihadisti hanno messo le mani sulla città. L’agenzia Adnkronos racconta come si è alimentato il mito intorno a Rehana: 

“La leggenda è nutrita dal fatto che a Kobane, ormai da mesi, non entrano più i giornalisti. Così la situazione sul posto non è facilmente verificabile. Uno degli ultimi a entrare nella cittadina siriana a maggioranza curda è stato il reporter svedese Carl Drott, che il 22 agosto scorso, nel corso di una cerimonia a cui partecipavano volontari curdi, ha incontrato la misteriosa ragazza. Lei gli ha raccontato di essere una ex studentessa di diritto di Aleppo e di essere stata costretta a lasciare gli studi quando i jihadisti hanno messo le mani sulla città. Nella cerimonia di Kobane, la ragazza si stava arruolando come volontaria in una forza di polizia cittadina creata dai curdi. Drott non ha alcuna notizia sul suo nome e d’altronde ‘Rehana’ non è un tipico nome curdo. Il giornalista svedese, inoltre, ha spiegato che la forza in cui si arruolava la ragazza non era destinata alla prima linea e quindi sono improbabili anche le sue mitiche gesta contro l’Is”.

“La foto della misteriosa volontaria di Kobane è stata pubblicata alcuni giorni dopo sul blog curdo Bijikurdistan, insieme ad altre foto della cerimonia. Nessuno ha dato particolare risalto allo scatto fino a quando, un mese dopo, il Web-magazine curdo Slemani Times non l’ha rilanciata sul suo account Twitter. Da quel momento in poi, si è creato il mito. La foto è stata rilanciata il 5 ottobre da un attivista saudita con oltre 200.000 follower, @alfaisal_ragad, che ha parlato di una combattente decapitata dall’Is. Il 10 ottobre, il tweet è stato rilanciato da @Kurdistan_Army, che l’ha presentata come una tale ‘Rehana’ uccisa dall’Is. Il 13 ottobre la foto era già stata ri-twittata 5.500 volte, ma nel frattempo, grazie al tweet di un blogger indiano, Pawan Durani, Rehana era diventata una spietata guerrigliera curda ancora in vita, che ha ucciso un centinaio di militanti dell’Is. L’eroica e mitologica ragazza ha conquistato così l’appellativo di ‘Angelo di Kobane’, usato da molti media internazionali che su di lei hanno scritto decine di articoli. Difficile dire se si è trattato di propaganda o di cattiva informazione. Quel che appare certo è che la ragazza non è affatto quella che tutti credono e che probabilmente Rehana non è il suo nome. Lo stesso giornalista Drott ha spiegato di aver provato più volte a contattarla dopo il 22 agosto, ma di aver completamente perso le sue tracce”.