Strage di Bologna? Gelli: “Fu un mozzicone”. Fioravanti: “Ci è andata di lusso”

Pubblicato il 25 luglio 2012 17:56 | Ultimo aggiornamento: 25 luglio 2012 19:46

BOLOGNA – Così parlò Licio Gelli: “Strage di Bologna? Credo sia stato un mozzicone di sigaretta lanciato”. Così parlò Valerio Fioravanti: “Ci è andata di lusso. E Bolognesi (il presidente dell’associazione vittime della strage, ndr) ha perso solo la suocera”. Ogni anno c’è qualcosa che riesca a incendiare i giorni e le ore che precedono la commemorazione della strage del 2 agosto 1980, una bomba che esplose alle 10:25 in un’affollata stazione di Bologna – lo snodo ferroviario più importante d’Italia – uccidendo 85 persone e ferendone 200.

Per quella strage, dopo istruttorie e processi durate decenni (l’ultima sentenza è datata 2007) si è arrivati a condanne definitive per gli esecutori materiali e per chi depistò le indagini. Valerio Fioravanti era fra i primi, Licio Gelli fra i secondi. Le loro parole, che certo non faranno piacere ai bolognesi, riecheggeranno in Piazza Maggiore lunedì 30 luglio, quando sarà proiettato il documentario “Un solo errore” del regista Matteo Pasi.

Licio Gelli, 93 anni, con un numero di condanne definitive (depistaggi, bancarotta fraudolenta) pari più o meno a quello delle onorificenze (Cavaliere, Grand’Ufficiale…) capo riconosciuto della loggia massonica deviata “Propaganda 2″è stato intervistato dal regista a casa sua, villa Wanda ad Arezzo, nell’agosto 2010. Questa la sua ricostruzione della strage di Bologna:

”Quella Mambro mi pare e quel Fioravanti mi sembra, non ne hanno colpa perché io credo sia stato un mozzicone di sigaretta che è stata lanciata, c’è stato un surriscaldamento ed è esploso, perché la bomba, se c’era la bomba, ma qualche frammento si sarebbe trovato, no?”. 

La loggia P2? Siamo apposto con la coscienza. Noi abbiamo facilitato lo Stato italiano per tanto tempo. Sì eravamo potenti, ma se abbiamo avuto il potere nelle mani, era dovuto ai comportamenti amichevoli di quelli che governavano, che ci avevano riconosciuto e consentito di nominare il capo dei servizi segreti”. 

Nel 2010 il regista Matteo Pasi ha intervistato – nella sede dell’associazione contro la pena di morte Nessuno tocchi Caino – anche Valerio “Giusva” Fioravanti, romano, 54 anni, terrorista di estrema destra condannato a 8 ergastoli per l’omicidio di 93 persone e uscito dopo 16 anni di carcere (aggiunti ai quali ne sconterà in tutto 10 di libertà vigilata). Vicenda processuale che lui stesso riassume benissimo in una frase: “Ci è andata di lusso”.

A noi è andata di lusso. L’ho sempre detto e ringrazio i bolognesi perché hanno esagerato talmente tanto che alla fine veniamo chiamati a rendere conto solo di una cosa che non abbiamo fatto e non di quelle che abbiamo commesso veramente, quindi veniamo perdonati per le cose che abbiamo fatto davvero perche’ nessuno in fondo ci pensa e discutiamo invece all’infinito di un’altra cosa, è un paradosso”.

Nel filmato però non si vedrà ne sentirà Fioravanti, ma solo una trascrizione della sua intervista letta da un doppiatore. Per quanto riguarda l’audio, gli autori hanno spiegato che si è trattato di una ”scelta tecnica dovuta alla cattiva qualità dell’audio”, mentre per la parte video è stata “una scelta artistica”.

“L’associazione dei parenti? È politicizzata, Bolognesi ha perso solo la suocera”. ”Paolo Bolognesi ha perso la suocera – è la frase riportata nel documentario – e come dice un mio amico, la suocera non è una vera perdita […] Lui non sta cercando la verità, ma è solo un vecchio partigiano mosso dall’ideologia”.

Poi Fioravanti ha criticato l’espressione “servizi segreti deviati”:

I servizi segreti deviati sono una bestemmia, i servizi segreti devono fare cose deviate e non devono collaborare con la magistratura perché rispondono al capo del governo […] Per fare le cose dritte ci sta la polizia e i carabinieri. Per fare le cose non dritte in tutti i paesi del mondo si usano i servizi segreti. Quindi la leggenda metropolitana dei servizi segreti deviati è una cosa che fa male al cervello dei giovani”.

Alla presentazione del documentario ha parlato anche il presidente dell’associazione vittime della strage Paolo Bolognesi, che per la cronaca il 2 agosto 1980 ha perso la suocera e ha rischiato di perdere il figlio di 6 anni, sfigurato dall’esplosione.

“L’importante è che chiunque venga (come rappresentante del governo, che negli ultimi due anni ha disertato la commemorazione, ndr) ci dia delle risposte, sul segreto di Stato, sui documenti da desecretare e sulla legge 206 sulle nuove norme a favore delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice. Noi ci aspettiamo che chiunque venga dia delle risposte su quelle cose”.

Mentre secondo Bolognesi la “pista teutonico-palestinese” emersa nell’inchiesta bis della Procura di Bologna sul coinvolgimento dei terroristi tedeschi in seguito al lavoro della commissione Mitrokhin è “una gran baggianata”.

“Vogliamo sapere i mandanti. Non ha importanza tornare a interrogare il terrorista internazionale Carlos che sta scontando l’ergastolo in Francia, non come Mambro e Fioravanti che sono stati condannati per la strage e sono già fuori, belli, fanno la loro vita e probabilmente verranno eletti in Parlamento. Noi abbiamo presentato una memoria molto voluminosa con allegati gli atti di Brescia, Milano e Bologna. Abbiamo chiesto ai giudici che facciano una serie di acquisizioni. La nostra ipotesi di lavoro va sicuramente in tutt’altra direzione della pista teutonico-palestinese che ci sembra non porti da nessuna parte. Noi vogliamo scoprire i mandanti e faremo di tutti per arrivare ai mandanti, questo è l’obiettivo”.