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Superga, Vesuvio… Juve, Roma, Fiorentina: chi gli antipatici?

ROMA – Uno striscione che offende tifosi del Torino e non solo ironizzando sui morti di Superga vale 25mila euro. Una serie di cori che inneggiano al Vesuvio, reiterati e ripetuti, valgono due turni di chiusura delle curve prima, e uno dei distinti poi. Il tentativo, maldestro quanto si vuole e comunque arricchito da qualche spinta di troppo, di dividere i litiganti vale invece quattro giornate di squalifica.

Tre episodi se vogliamo diversi. Tre squadre diverse coinvolte, nell’ordine Juventus, Roma e Fiorentina. Tre sentenze così tanto diverse da far nascere spontanea una domanda: chi sono gli antipatici?

Alla domanda, prima ancora che fosse formulata davvero, Vincenzo Montella ha dato una risposta: “Ho la sensazione che noi siamo antipatici anche fisicamente, come comportamento. Ci siamo capiti…”. Risposta di parte, ovviamente. Montella allena la Fiorentina da due anni. E qualche conto aperto con gli arbitri ce l’ha da tempo. L’anno è iniziato male: battibecchi e chiarimenti mai arrivati con chi gli arbitri dirige, Nicchi e Braschi. Scontri iniziati a settembre, con le prime ricriminazioni. Ma a guardare bene la situazione tutto inizia prima, da quella volata per il terzo posto dell’anno prima che ha premiato il Milan proprio a scapito della Fiorentina.  Volata in cui, inutile negarlo, gli errori arbitrali, quasi tutti a vantaggio dei rossoneri, sono stati un fattore.

Ora Montella teorizza l’antipatia fisica. Aspettando l’esito di un ricorso che per i viola è decisivo: giocare contro Juve e Napoli senza Borja Valero è una roba non da poco per la Fiorentina.

E’ antipatica la Juve? Certamente lo è, come tutte le squadre che vincono, ai tifosi che della Juve non sono. Un po’ meno, probabilmente, al giudice sportivo. Perché lo striscione su Superga costa 25mila euro di multa. Niente da dire: il giudice sportivo applica le norme. I tifosi del Torino e non solo, non gradiscono una sanzione che definiscono una “miseria”.

Curioso, però, che uno striscione pesi così meno di un coro. La Roma, per i canti anti Napoli, quelli che inneggiano al Vesuvio, ha già giocato (e vinto) una partita con le curve chiuse, quella contro la Sampdoria. Ma in quella partita qualcuno ha pensato di riproporre il coro. E allora per la partita successiva chiusi anche i distinti sud. Anche qui, poco da dire. La norma c’è. Almeno per ora, visto che quella sulla discrminazione territoriale è una legge già morta. Il presidente del Coni Giovanni Malagò ha già fatto capire che cambierà tutto. Intanto si applica la legge che c’è, quella che punisce indistintamente tutti. Nonostante i ricorsi della Roma. Che contro il provvedimento le ha provate tutte. A costo di rendersi, e torniamo sempre all’oggetto, antipatica. Non c’è stato niente da fare. Anche perché cambiare una regola in corsa per non penalizzare una squadra in corsa per lo scudetto sarebbe stato antipatico davvero.

Quando sabato per Roma Inter lo stadio sarà spettrale sarà però impossibile non pensare alla Germania, al tifoso (antipatico senza se e senza ma) che ha pensato di inneggiare a Hitler durante un minuto di raccoglimento. Là hanno fatto la cosa più di buon senso: non hanno chiuso settori, non hanno squalificato nessuno, non hanno penalizzato il club. Hanno preso il tifoso e gli hanno vietato l’accesso allo stadio fino al 20 giugno 2020. Sei anni di domeniche a casa, sperando che le usi per ripassare la storia del novecento.  Certamente sei anni con un imbecille in meno allo stadio.

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