Terremoto Emilia 2 anni dopo (foto). “Ecco come sono rinato da solo dopo il sisma”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 Maggio 2014 16:29 | Ultimo aggiornamento: 20 Maggio 2014 16:33

BOLOGNA – Sono passati due anni e sembrano invece passati due secoli, o solo due minuti. Perché il terremoto, come quello che nella notte del 20 maggio 2012 sconquassò la pianura emiliana, è così, rimane cristalizzato nella mente.

Ma sembrano passati due secoli, o forse solo due minuti, anche a vedere, a distanza di due anni, quella pianura operosa fatta di fabbriche e campanili. Molte aziende hanno fatto passi incredibili rimettendosi in piedi e tornando più forti e competitive di prima. Molti cantieri si sono rimessi in piedi, molti servizi sono riaperti, un bel pezzo di quella vita così piena è tornata alla normalità. Ma molte ferite rimangono ancora aperte, molte macerie sono ancora lì, molte attività della ricostruzione sono tenute ferme da burocrazia e intralci vari. E molti imprenditori si sono rialzati facendocela da soli, senza nessun aiuto. E’ il caso di Paolo Preti, titolare della “Meta”, modenese di 55 anni sposato e con 5 figli.

Come scrive Francesco Alberti sul Corriere, Paolo Preti

“Il suo personale miracolo se lo è costruito praticamente da solo: la sua azienda, la ‘Meta’ (meccanica di precisione), una trentina di dipendenti, un giro di affari sui 3 milioni, completamente distrutta nel maggio di due anni fa, non solo ha ripreso a pieno ritmo, ‘ma l’ultimo fatturato è stato superiore del 10% a quello del 2011, prima del sisma’. Non fa polemica, non ha tempo, è uomo concreto: ‘I danni superavano i 6 milioni, se si considera la distruzione del capannone, la perdita delle scorte e dei macchinari. Ho fatto domanda di risarcimento e finora ho ricevuto dallo Stato un primo acconto in aprile pari a circa il 15-20% dei danni’. Da quel maggio 2012 esistono due ‘Meta’. Una, a San Felice sul Panaro (Modena), è un ammasso di macerie segnato dal ricordo crudele di tre vite spezzate: l’ingegnere Gianni Bignardi, 62 anni, il caporeparto marocchino Mohamad Azarg, 46, e l’operaio indiano Kumar Pawar, 27. ‘Eravamo appena tornati in azienda – racconta Preti – dopo la scossa del 20 maggio. Non avevamo subito grandi danni e ci era stata concessa l’agibilità provvisoria. L’ingegner Bignardi stava effettuando sopralluoghi, i due operai erano al lavoro. A differenza nostra, non sono riusciti a scappare. Ancora adesso mi torna in mente quella scena…”‘.

L’altra ‘Meta’, quella funzionante ora, è poco distante, a Bomporto. ‘Siamo stati costretti a delocalizzare. Il vecchio stabilimento è rimasto per 6 mesi sotto sequestro, i dipendenti sono finiti in cassa integrazione, ma nel frattempo siamo riusciti a recuperare qualche macchinario e a ricostruire la rete della clientela’. Preti è solo uno dei tanti volti di una ricostruzione che, a strappi, rallentata dalla burocrazia e da una crisi feroce (la protesta dei vari comitati riguarda le disagiate condizioni di vita nei moduli provvisori, l’esosità delle bollette e la mancanza di una fiscalità agevolata), ha già investito più di 4 miliardi (un altro è in arrivo): ‘Non abbiamo mai promesso miracoli – ripete il governatore Vasco Errani -, ma torneremo più forti’ . Quando qui dicevano ‘tin bòta!’ (tieni botta!) non era solo uno slogan”.

I luoghi colpiti dal terremoto due anni dopo (LaPresse)