Test Tfa, errori parte 2: Comunità Economica Europea per Consiglio d’Europa…

Pubblicato il 25 luglio 2012 11:44 | Ultimo aggiornamento: 25 luglio 2012 11:44

ROMA – Test Tfa, continua la conta degli errori nelle domande del concorso che abilita gli aspiranti docenti all’insegnamento. Ecco alcuni esempi: le regioni storiche spagnole “non si possono contare”, il Consiglio d’Europa non è mica la Comunità Economica Europea. Gli esempi sono riportati nero su bianco in una lettera che i candidati per il test di spagnolo hanno mandato direttamente al ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo. Mentre la scrittrice Silvia Avallone annuncia: “Rinuncio alla possibilità di insegnare”

Il giorno successivo alla prova i giornali avevano già bollato come “ignoranti” quelli che non avevano superato questo scoglio: per i test di filosofia, solo 141 candidati su 3 mila avevano passato il test. Poi, però, sono cominciati a venire a galla gli errori contenuti nelle domande. E il filologo Luciano Canfora, dalle pagine del Corriere della Sera, aveva aspramente criticato gli strafalcioni di chi ha preparato i test.

Dalle pagine del Corriere l’elenco degli errori continua (l’articolo è di Antonio Castaldo): “Un gruppo di laureati in Spagnolo hanno rilevato nel test della classe di concorso A445 – A446 sei domande ambigue. Ed un errore: chi ha compilato il testo avrebbe confuso la Comunità europea con il Consiglio d’Europa”.

L’elenco prosegue: “Gli informatici che hanno invece sostenuto il test per l’A042, hanno invece rivelato che a più di un quesito sarebbe consentita (se non consigliata) una risposta diversa da quella indicata come esatta. In un quesito di Matematica (classe A047), sarebbe saltato un segno +, il che ovviamente ha creato qualche confusione. Molto dibattuti anche i quesiti per chi aspira a diventare insegnante di Educazione Fisica (classe A029 – A030). Nella fattispecie sarebbe sbagliata la sequenza degli stili nei 400 misti (errore che sotto Olimpiadi suona ancora più grave)”.

Infine Castaldo ha citato un’ambiguità interpretativa: “Tra i molti dubbi, una questione lessicale turba il sonno degli aspiranti docenti di tedesco. Che hanno rilevato come una parola in particolare si presti ad una duplice interpretazione. «Nachkriegszeit» vuol dire letteralmente periodo post-bellico, dopoguerra. Ma alcuni traducono riferendosi alla fase che ha immediatamente seguito la seconda guerra mondiale. Altri come tutto ciò che è accaduto dalla la guerra ai giorni nostri. Azzeccando la risposta esatta”.

Silvia Avallone ha scritto una lettera al Corriere della Sera. I punti salienti: il mestiere dell’insegnante è in crisi, così come è in crisi l’Italia. Ho visto troppe persone perdere la passione. Per questo rinuncio.