Torino, gaffe al Comune: falsa bandiera Arabia Saudita sul giornale online FOTO

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 Maggio 2015 23:37 | Ultimo aggiornamento: 27 Maggio 2015 23:37

TORINO – Gli esperti del web lo definiscono un “fake”, un falso virtuale. Ma la bandiera contraffatta dell’Arabia Saudita pubblicata sul periodico on line del Consiglio comunale di Torino ha rischiato di creare un vero caso diplomatico. E di aggiungere altre polemiche sul Salone del Libro, dopo quelle per la scelta dell’Arabia come Paese ospite del 2016 e per l’indagine su un presunto giro di fatture false che ha coinvolto il presidente uscente Rolando Picchioni.

Tutta colpa di una bandiera sbagliata, appunto, con insulti all’Islam, al Corano e a Maometto pescata dal web e pubblicata sul portale della Città. “E’ totalmente sconvolgente e inaccettabile che venga mostrata, e indicata come autentica, una bandiera contraffatta del Regno saudita – tuona l’ambasciatore dell’Arabia Saudita in Italia, Rayed Krimly – che contiene attacchi e insulti diretti all’Islam, al Sacro Corano e al Profeta Maometto, contribuendo a fomentare l’odio, l’intolleranza e l’estremismo”. La bandiera – subito rimossa – è quella realizzata da Geert Wilders, politico olandese fondatore del Partito per la libertà, noto per le posizioni xenofobe e anti islamiche. Un “errore” per il quale sono arrivate a stretto giro di posta le scuse “sincere e profonde” del Capo Ufficio Stampa del Consiglio comunale di Torino, Remo Guerra. “Non è mai stata nostra intenzione – sono le sue parole affidate ad un comunicato stampa – recare offesa o mancare di rispetto al popolo dell’Arabia Saudita, alla comunità o alla religione islamica”.

L’ambasciatore Krimly, non nasconde neppure il disappunto del governo di Riad per l’intenzione della presidente in pectore della kermesse libraria, Giovanna Milella, di ripensare l’invito all’Arabia dell’ormai ex Picchioni. “La partecipazione in un evento culturale, soprattutto in un Paese culla della Cultura come l’Italia, non può essere viziata da un’interpretazione limitativa in senso eurocentrico, univoco e xenofobo”, dice il diplomatico, puntando il dito contro “coloro che si ergono a promotori del liberalismo e del pluralismo” e “manifestano ostilità alla partecipazione di rappresentanti di altre culture”. La questione della presenza di Riad all’edizione 2016 del Salone del Libro verrà discussa dal consiglio d’amministrazione, che è stato rinviato alla prossima settimana. Domani mattina, negli ufficio della Procura di Torino, è infatti previsto l’interrogatorio di Picchioni, a cui i pm Andrea Beconi e Gianfranco Colace chiederanno conto delle fatture sequestrate nei giorni scorsi. L’ipotesi degli inquirenti è che siano state confezionate per prestazioni professionali mai eseguite: l’ente pagava con soldi pubblici e il profitto, illecito, veniva spartito. Una ricostruzione negata con forza da Picchioni, che si dichiara innocente.

Torino, gaffe al Comune: falsa bandiera Arabia Saudita sul giornale online

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