Esecuzione di cittadino messicano in Texas, scoppia caso diplomatico (foto)

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 gennaio 2014 12:25 | Ultimo aggiornamento: 23 gennaio 2014 13:51

HUNTSVILLE – Pena capitale in Texas, nonostante i tentativi diplomatici di mediazione e le molte proteste ufficiali del suo Paese, per il cittadino messicano Edgar Tamayo Arias. Tamayo, 46 anni, è morto per un‘iniezione letale nella camera della morte del carcere di Huntsville. Condannato per l’omicidio di un poliziotto nel 1994 a Houston, gli sarebbe stato negato il diritto di avvalersi dell’assistenza dell’ambasciata messicana, in violazione della Convenzione di Vienna.

Si tratta della terza esecuzione di un cittadino messicano in Texas. Fino alla fine il governo federale degli Stati Uniti, decisamente contrario all’esecuzione, aveva tentato di far pressione sulle autorità del Texas, mentre il governo del Messico, dove è stata abolita la pena di morte, aveva formalmente protestato. Secondo i suoi avvocati Tamayo parlava a malapena l’inglese durante il suo arresto e soffriva di ritardo mentale ”e se avesse ricevuto l’assistenza del consolato messicano durante il processo – spiegano – Tamayo non sarebbe mai stato condannato a morte”

L’esecuzione di Tamayo Arias è stata decisa dopo che la Corte Suprema, a Washington, ha respinto gli ultimi ricorsi. Ora il caso rischia di creare un vero e proprio incidente diplomatico tra Stati Uniti e Messico.

A diverse riprese, infatti, il governo messicano aveva protestato ufficialmente, definendo la sentenza emessa dai giudici americani una chiara violazione da parte degli adempimenti internazionali. Gli Stati Uniti sono stati in particolare accusati di non avere garantito a Tamayo il suo diritto all’assistenza legale, come stabilito dalla convenzione di Ginevra. Inoltre al condannato è  stata riconosciuta una leggere infermità  mentale, un fatto che renderebbe illegale l’esecuzione in base alle stesse leggi statunitensi.

I familiari di Tamayo Arias fuori dal luogo in cui è avvenuta l’iniezione letale (Ap/LaPresse)