Trayvon Martin, corteo a New York per assoluzione Zimmerman: torna spettro Rodney King

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Luglio 2013 10:56 | Ultimo aggiornamento: 15 Luglio 2013 16:44

NEW YORK, STATI UNITI – Decine di migliaia di persone sono scese in piazza a New York – come in molte altre città d’America – per chiedere giustizia per Trayvon Martin, il giovane di colore ucciso nel febbraio del 2012 a Sanford, Florida, da una guardia volontaria. Per le strade della Grande Mela hanno gridato tutta la loro rabbia per l’assoluzione di George Zimmerman, urlando slogan come ”No justice, no peace”, oppure ”Who is guilty? All system is guilty” (Chi è colpevole? Tutto il sistema è colpevole). Presente tra i manifestanti anche la cantante e modella Solange Knowles. 

Un corteo pacifico è partito da Union Square per dirigersi verso Times Square: un corteo pieno di persone di tutte le età – molti i bambini – e multirazziale, composto non solo da afroamericani, ma da bianchi, ispanici, asiatici, indiani. Arrivati nella piazza simbolo di Manhattan, i manifestanti l’hanno occupata sedendosi in terra e inscenando un sit in. Un cartello mostrava le immagini di un Trayvon bianco e di uno Zimmerman di colore. Sotto la scritta: ‘Il verdetto sarebbe stato lo stesso?”.

Tutto intorno il traffico paralizzato, anche se molti degli automobilisti hanno solidarizzato con la protesta, unendosi agli slogan e suonando i clacson. Parecchi gli agenti di polizia dislocati lungo il percorso della manifestazione, ma loro presenza e’ stata discreta, nonostante la folla enorme che alla fine si e’ ritrovata radunata sotto le luci di Times Square. Ma il caso che ha scosso l’America non è finito, essendo troppi gli interrogativi irrisolti che hanno mandato libero Zimmerman.

Il Dipartimento di giustizia ha reso noto che sta valutando se dalle prove relative al processo Zimmerman emergono violazioni dei diritti civili da perseguire. Questo – si legge in una nota – per stabilire se ci sono gli estremi per un procedimento federale, che sarebbe ben più severo del processo che ha assolto Zimmerman.

Della vicenda ha parlato anche il presidente Barack Obama. ”La giuria ha parlato”, ha detto il presidente, chiedendo ora il rispetto per la famiglia del giovane Trayvon e lanciando un appello per ”una calma riflessione”. “La morte di Trayvon Martin è stata una tragedia per tutta l’America”, ha aggiunto Obama in una nota. “Dobbiamo ora chiedere a noi stessi se stiamo realmente facendo tutto il possibile per aumentare la comprensione reciproca all’interno della nostra comunità. Se stiamo facendo tutto il possibile per fermare la violenza delle armi che provoca la perdita di numerose vite in tutto il Paese, giorno dopo giorno. Se come società e come individui stiamo facendo tutto il possibile per prevenire tragedie simili in futuro”. “Come cittadini – ha concluso Obama – questo è quello che dobbiamo fare. Questo è il modo per onorare Trayvon Martin”.

Lo sconcerto per l’assoluzione di chi ha ucciso un giovane di colore disarmato corre sui social media. E in prima linea ci sono molti personaggi dello spettacolo, dal cinema alla musica. ”Questo e’ il giorno piu’ triste di sempre”, ha twittato la pop star Rihanna, cosi’ come John Legend che parla di ”cuore trafitto”. Beyonce’ – l’idolo di Malia e Sasha ma anche della First Lady Michelle Obama – alla notizia del verdetto ha interrotto il suo concerto in corso a Nashville, chiedendo al pubblico di ricordare Trayvon Martin con un minuto di silenzio.

Allo sfortunato ragazzo ucciso Zimmerman la cantante ha quindi dedicato le note della famosa ‘I Will Always You’, resa celebre dall’interpretazione di Whitney Houston. Ancora a Twitter si è affidato poi il regista cult Michael Moore, con la consueta provocazione: ”Un Trayvon Martin armato di pistola ha inseguito un disarmato George Zimmerman e poi lo ha colpito a morte….. c’è altro da aggiungere?”. Infine Nicki Minaj, la rapper lanciata da Madonna: ”D’ora in poi – ironizza – abbiamo il permesso di inseguire e uccidere le persone, senza motivo”.

Ora lo spettro di Rodney King – il tassista di colore che in California fu picchiato a sangue dalla polizia, divenuto simbolo della lotta al razzismo negli Usa – si aggira per l’America, ed e’ inevitabile riandare a ciò che accadde a Los Angeles tra il 29 aprile e il 4 maggio 1992: sei giorni di scontri e di violenze che devastarono la parte sud della metropoli. Il timore che il verdetto con cui Zimmerman e’ stato dichiarato ‘non colpevole’ possa provocare incidenti come quelli di 21 anni fa c’è.

Non a caso si moltiplicano gli appelli alla calma, anche da parte della famiglia del giovane ucciso. La comunita’ afroamericana e’ in subbuglio, non solo in Florida, ma in tutto il Paese, da New York a San Francisco, da Chicago a Philadelphia. Come ai tempi del caso di Rodney King, l’accusa e’ quella di una giustizia ”a misura di bianchi”, e quella di un razzismo strisciante che il piu’ delle volte resta impunito. Certo e’ che il nome di Trayvon e’ destinato ad entrare nei libri di storia al fianco di quello di Rodney, per ricordare a tutti che in America nel ventunesimo secolo la questione razziale e’ tutt’altro che risolta.

Nonostante gli enormi passi in avanti degli ultimi decenni, e nonostante da pochi mesi sia stato riconfermato alla Casa Bianca il primo presidente afroamericano della storia Usa. King, sopravvissuto ai manganelli dei poliziotti, e’ morto un anno fa a 47 anni. Il suo corpo fu ritrovato dalla fidanzata in fondo alla piscina della sua abitazione, a Sacramento. A causare il decesso è stato un malore provocato da un micidiale cocktail di droghe. Il 13 marzo 1991 fu fermato da una pattuglia della polizia della Citta’ degli Angeli per eccesso di velocita’. Fu ammanettato, steso a terra e pestato brutalmente da quattro agenti bianchi, che lo colpirono con almeno 50 manganellate.

Il risultato di quell’accanimento è testimoniato dalle foto che ritraggono Rodney col volto così tumefatto da essere quasi irriconoscibile. Ma la violenza perpetrata e’ testimoniata soprattutto dalle immagini di un videoamatore che – in tempi in cui ancora non esistevano Facebook o Youtube – riprese tutto da un balcone, consegnando poi il video alle principali tv Usa che lo mandarono in onda. Il filmato indignò l’intero Paese e il mondo intero.

Ma la rabbia esplose quando i quattro agenti, un anno dopo il fatto, furono assolti da una giuria popolare composta da bianchi, tranne che per un giurato asiatico. Piu’ di 100.000 persone scesero per le strade di Los Angeles manifestando contro il razzismo. La situazione sfuggi’ di mano e degenerò  in una vera e propria rivolta, per domare la quale fu necessario l’intervento della Guardia Nazionale e dei Marines. Ma quando arrivarono oramai il bilancio delle vittime era di 53 morti e duemila feriti.

Le immagini del corte di New York (Ap/LaPresse)