Vallombrosa, maltempo fa strage di alberi di Natale

di redazione Blitz
Pubblicato il 17 Marzo 2015 6:36 | Ultimo aggiornamento: 17 Marzo 2015 2:31

VALLOMBROSA (FIRENZE) – Quindicimila, forse ventimila alberi abbattuti in una notte dal vento nella foresta di Vallombrosa, in provincia di Firenze. Fusti di abeti ultracentenari distrutti, sradicati, sollevati e mandati giù da raffiche che hanno raggiunto i 150, 160 km orari, un vero e proprio uragano che per ore ha sputato venti a 100 all’ora. E’ quanto accaduto nella notte tra il 4 e 5 marzo scorso nella riserva a sud di Firenze che si estende per 1.500 ettari tra 600 e 1400 metri sul mare. Tra le vittime di maggior pregio c’è anche una scorta immensa di alberi di natale, che non rappresentano la produzione principale della riserva ma che rendono l’idea di un paesaggio ferito a morte e ormai sfigurato.

Luca Torrini del Corpo Forestale dello Stato e direttore della riserva naturale biogenetica di Vallombrosa, spiega all’Ansa:

“Non si può essere ancora più esatti perché il bosco è impenetrabile e non ci possiamo avvicinare, è rischioso; abbiamo liberato una strada ma le altre sono ostruite e ci sono piante pericolanti dappertutto. Da alcune zone si sono aperti panorami mai visti sulla valle dell’Arno.

Finché il bosco rimane chiuso le piante si autosostengono come se fossero un corpo unico, e il vento non fa danni. Ma qui è successo che la tempesta abbia fatto breccia tra gli alberi e a quel punto le raffiche dell’uragano si sono infilate ovunque disfacendo ettari di coltivazione”.

A Vallombrosa si coltiva soprattutto abete bianco, conifera, e faggio, una latifoglia che ha retto meglio al vento. Le abetine invece vengono piantate fitte e crescono, nei decenni, a distanza ravvicinata. Se ne casca una, vengono giù tutte le altre in un effetto domino disastroso.

“In una notte si sono persi 40, 50 anni – spiega ancora Torrini – Nulla per i tempi della natura, impressionante per i ritmi odierni. A memoria locale mi dicono che un disastro del genere non c’era stato da 80 anni e molto inferiori sono stati i disastri del novembre 2013 quando 5.000 piante andarono a terra per un’altra tempesta, e nel 1985 per la neve.

Per noi forestali significa dover aggiornare il piano di gestione. La coltivazione della foresta non è compromessa ma un intervento deciso oggi, viene valutato da un mio successore tra 30, 40 ,50 anni”.

La foresta di Vallombrosa, simbolo contemporaneo di selvicoltura, dopo i monaci benedettini, fu presa in carico dallo Stato Regio, dall’Unità in poi. Dall’abete bianco storicamente si ricava legname per edilizia (travi), per la nautica, cellulosa per l’industria cartiera, cippato per l’energia alternativa, materiali per mobilifici e altre applicazioni industriali.

Ora ci sono decine di migliaia metri cubi di legname da rimuovere. Venti chilometri di strade interne sono invase da fusti e rami piovuti a terra, e non sono percorribili. La fauna ha perso i punti di riferimento: sentieri percorsi atavicamente da caprioli, cinghiali, daini tassi, scoiattoli, cervi alla ricerca di cibo e acqua sono ostruiti, alcuni di loro sono tuttora intrappolati dai tronchi e cercano di trovare una via di uscita.

(Foto Ansa)