Vasto, sette capodogli arenati sulla spiaggia di Punta Penna, 4 già morti FOTO

di Redazione Blitz
Pubblicato il 12 settembre 2014 12:30 | Ultimo aggiornamento: 12 settembre 2014 18:15

VASTO – Sette capodogli si sono arenati sulla spiaggia di Punta Penna a Vasto. Quattro non ce l’hanno fatta. I cetacei sono stati avvistati stamani, 12 settembre, da alcuni surfisti che hanno avvertito la Capitaneria di Porto. Immediate le procedure di emergenza. Sul posto ci sono i veterinari della Asl provinciale di Chieti. I cetacei erano seguiti da qualche giorno nell’Adriatico dopo essere stati avvistati per la prima volta in Croazia.

Si sta cercando con ogni mezzo di mantenere in vita i restanti tre. I cetacei hanno una lunghezza tra gli 11 e i 12 metri dal peso di circa 11 tonnellate ciascuno.

“È uno dei disastri ambientali più pesanti di questa regione”. Sono le prime dichiarazioni del sindaco di Vasto, Luciano Lapenna, dopo lo spiaggiamento a Punta Penna dei sette capodogli. “Abbiamo attivato tutte le procedure ed è stata predisposta presso il nostro municipio un’unità di crisi per seguire l’evolversi della situazione”.

”Si tratta di un evento fuori dal comune che assomiglia a un fenomeno, di proporzioni ancora più tragiche, avvenuto nel 2008 in Madagascar: oltre cento balene si spiaggiarono sulle coste del nord est dell’isola”. Lo afferma il consigliere regionale M5S Pietro Smargiassi che ricorda come allora ”A 50 chilometri di distanza la Exxon-Mobit aveva eseguito operazioni di air-gun, una tecnica sismica di riflessione impiegata per individuare giacimenti petroliferi”.

”Senza andare geograficamente così lontani, ricordo i sette capodogli spiaggiati e morti a Peschici nel dicembre del 2009 e, sempre in provincia di Foggia, il recentissimo episodio del piccolo delfino arenato a Marina di Lesina lo scorso 27 agosto- prosegue Smargiassi – Come spiega Maria Rita D’Orsogna, l’air-gun consiste in “spari fortissimi e continui, ogni 5 o dieci minuti, di aria compressa che mandano onde riflesse da cui estrarre dati sulla composizione del sottosuolo. Spesso, però, questi spari sono dannosi al pescato, perché possono causare lesioni ai pesci, e soprattutto la perdita dell’udito.”

Ecco cosa sta succedendo anche nel nostro mare Adriatico, con la petrolizzazione di Ombrina Mare e Rospo Mare”, insiste il consigliere regionale.

”Noi non siamo scienziati e non possiamo arrogarci il diritto di dirlo con certezza, ma da semplici cittadini ci sembra legittimo avere il dubbio che esista un collegamento fra la petrolizzazione e uno spiaggiamento così anomalo di cetacei, che come è noto usano un sistema di ecolocalizzazione basato sui suoni per orientarsi. I capodogli di Punta Penna facevano parte di un gruppo di cetacei noto e monitorato: possibile che nessuno si sia accorto della loro perdita di rotta? Non si poteva fare nulla per impedire la morte dei capodogli? La responsabilità di quanto avvenuto a Punta Penna investe tutta la classe politica, nessuno può sentirsi escluso”, chiude.

(foto Ansa)