Questo sarà l’anno di Zeman

Pubblicato il 29 agosto 2012 6:28 | Ultimo aggiornamento: 28 agosto 2012 19:22

È ricominciato un campionato che – tolti gli aspetti meramente statistici e agonistici, il calcio come tre punti e l’importante è muovere la classifica – si annuncia tra i più noiosi degli ultimi anni. Niente personalità di rilievo, niente appeal mediatico, nessun allenatore dotato di una visione del mondo che superi il centrocampo. La cappa del conformismo giornalistico, gli strilletti di Andrea Agnelli, i pianti sui buchi di bilancio e sui talenti in fuga. L’unica novità che fa ben sperare, non si sa per i destini della Roma, ma certo per il tasso di brillantezza generale, è il ritorno di Zdenek Zeman. Comunque andrà la sua avventura, più di dieci anni dopo l’ultima panchina di serie A, questo sarà l’anno di Zeman. Per mancanza di rivali, ma non solo per questo.

A Fabio Fazio che osò dargli di filosofo rispose: “Io ho studiato filosofia, ma non ho mai capito cosa volevano dire”. Zeman non si atteggia a intellettuale, non è un comunicatore camaleontico dell’èra del global football come Mourinho, anzi possiede una certa rigidezza, una ruvidezza di vecchio legno boemo che sembrano ricacciare indietro, a un’epoca che non c’è più, quando le parole erano pietre e le idee chiare, definite, irremovibili. “Dovrei parlare di arte? Di politica? Di economia? Io sono uno che sta nel calcio, fuori dal calcio io sono uno qualunque e il mio parere conta come quello di un contadino. Eppure dal contadino non va nessuno”. Oppure: “Non c’è nulla di disonorevole nell’essere ultimi. Meglio ultimi che senza dignità”. Lampi di intelligenza in una nazione più versata nella furbizia.

Maurizio Crippa su Il Foglio del 28 agosto 2012