Alaska: salmoni sterminati dal caldo. Una strage senza precedenti

di Alberto Francavilla
Pubblicato il 18 Agosto 2019 20:39 | Ultimo aggiornamento: 19 Agosto 2019 8:24
Alaska: salmoni di tutte le specie sterminati dal caldo. Una strage senza precedenti

Un salmone in una foto Ansa

ROMA – Il riscaldamento globale non colpisce solo le persone ma anche gli animali. Se in Alaska cercavano prove degli effetti del climate change, gli scienziati l’hanno avuta guardando i loro ruscelli: l’alta temperatura dell’acqua starebbe provocando una moria senza precedenti di salmoni di tutte le specie, da quello rosso a quello rosa.

Stephanie Quinn-Davidson, direttrice della commissione ittica dello Yukon ha guidato, a fine luglio, un gruppo di studiosi in missione lungo il fiume Koyokuk (in Alaska appunto), dopo aver ricevuto segnalazioni di stragi di salmoni. Durante la spedizione sono stati trovati fuori dalle acque 850 salmoni morti, ma secondo gli studiosi il numero potrebbe essere dieci volte maggiore.

Hanno cercato segni di lesioni, presenza di parassiti o infezioni, senza trovarne. “Quasi tutti avevano bellissime uova”, ha aggiunto la direttrice. Secondo gli studiosi la morte può avere solo una spiegazione: l’aumento della temperatura dell’acqua risultata sopra gli 81.7 gradi Fahrenheit (27 gradi Celsius), quando dal 2002 non aveva mai superato i 76 gradi (24,4).

Luglio 2019 il mese più caldo degli ultimi 140 anni. Non solo in Alaska…

Il luglio del 2019 è stato il mese più caldo degli ultimi 140 anni. Lo ha rivelato l’ente americano per le ricerche sull’atmosfera e gli oceani (Noaa), confermando quanto era già stato anticipato dal programma europeo Copernicus. Domenica si attende sull’Italia la quinta ondata di calore di questa estate, e Coldiretti spiega che in questo luglio di fuoco, gli eventi atmosferici estremi sul Belpaese sono stati quasi il doppio di quelli del luglio 2018 (+87%).

Con una temperatura media globale di 0,95 gradi sopra la media del 20esimo secolo, luglio 2019 ha battuto il record dello stesso mese del 2016. Ma quello che impressiona di più, come ricorda il Noaa, è che nove dei dieci mesi di luglio più caldi dall’epoca pre-industriale (seconda metà dell’Ottocento) si sono verificati dopo il 2005, con gli ultimi cinque in cima alla classifica come i più roventi in assoluto. Una chiara dimostrazione che il riscaldamento della Terra sta accelerando in modo abnorme, e che la causa non può essere naturale, ma legata ai gas serra prodotti dall’uomo.

A soffrire di questo luglio da record, secondo le rilevazioni del Noaa, sono stati i ghiacci polari, ridotti ai minimi storici: in Artico sono scesi del 19,8% sotto la media, in Antartide del 4,3%. Lo scorso mese è stato anche il 43esimo luglio consecutivo e il 415esimo mese consecutivo con temperature globali sopra la media.

La prima parte del 2019 finora è stata la più calda mai registrata in diverse regioni del Nord e Sud America, Asia, Australia, Nuova Zelanda, Africa meridionale, ma anche Oceano Atlantico, parte occidentale di quello Indiano e Pacifico. E se la superficie terrestre è stata rovente, anche i mari hanno ribollito, raggiungendo in media temperature seconde solamente a quelle del 2016. Per questo il 2019 potrebbe salire sul podio dei tre anni più caldi da quando si registrano i dati in modo scientifico (1880), insieme al 2016 e 2017. (Fonti Agi e Ansa).