Australia, guerra ai gatti selvatici: ucciderne 2 milioni entro il 2020

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 29 aprile 2019 14:37 | Ultimo aggiornamento: 29 aprile 2019 14:37
Australia, guerra ai gatti selvatici: ucciderne 2 milioni entro il 2020

Australia, guerra ai gatti selvatici: ucciderne 2 milioni entro il 2020

MILANO – L’Australia dichiara guerra ai gatti selvatici. Sembra uno scherzo ma non lo è. Soprattutto per i poveri piccoli felini. L’obiettivo del governo è di sterminarne almeno due milioni entro il 2020. 

Sono troppi, sostengono i propugnatori di questa crociata contro i mici, e uccidono troppi rettili e uccelli. Addirittura nel Queensland è stata messa una taglia di 10 dollari australiani (circa otto euro) su ogni scalpo di gatto selvatico, mossa che ha comprensibilmente scatenato le ire dell’organizzazione animalista Peta (People for the Ethical Treatment of Animals), che ha bollato l’iniziativa come “crudele”. 

Una battaglia analoga, comunque, è stata già lanciata diversi anni fa nella vicina Nuova Zelanda per proteggere le specie endemiche. E qualcuno ha addirittura posto come obiettivo il divieto di avere gatti anche in casa. 

 

Secondo quanto ha spiegato Gregory Andrews, commissario nazionale per le specie a rischio, al Sydney Morning Herald, da quando i gatti vennero introdotti in Australia dagli europei nel diciassettesimo secolo hanno portato all’estinzione di venti diverse specie di mammiferi. Se questi dati sono veri, i gatti selvatici si aggiudicano il titolo di principale minaccia alle specie native del Paese dell’Oceania. 

In base alle stime di un portavoce del Dipartimento australiano per l’ambiente e l’energia riportate dalla Cnn, in Australia i gatti ucciderebbero ogni giorno oltre un milione di uccelli e 1,7 milioni di rettili. Per questo il governo ne vuole la testa, per così dire. 

Tra i metodi utilizzati per sterminare i piccoli felini ci sono i bocconcini avvelenati, che vengono lanciati direttamente dagli aerei sui boschi. Tra i critici di queste pratiche anche alcuni biologi della conservazione. E qualcuno sottolinea che forse, anziché agire con un’operazione di sterminio su larga scala, sarebbe più efficace una politica di sterilizzazione e controllo. (Fonti: Cnn, Sydney Morning Herald)