Cane o gatto? Ecco cosa ci fa propendere per l’uno o per l’altro

di Veronica Segantini
Pubblicato il 7 giugno 2018 9:47 | Ultimo aggiornamento: 7 giugno 2018 9:47
Cane o gatto? Ecco cosa ci fa propendere per l'uno o per l'altro

Cane o gatto? Ecco cosa ci fa propendere per l’uno o per l’altro

Cane o gatto? Cosa fa sì che alcune persone preferiscano il primo e altre nettamente il secondo? Da un lato un animale solitario e acrobata, dall’altro un animale accondiscendente e ubbidiente.

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Due stili opposti, come spiega l’etologo e saggista bolognese Roberto Marchesini nel suo libro Cane & Gatto. Due stili a confronto, di cui il Corriere della Sera pubblica alcuni stralci.

Da un lato i cani: affettuosi, pasticcioni, giocherelloni e ubbidienti. Dall’altro i gatti: silenziosi, fieri, indipendenti, assertivi. Due modi di essere totalmente diversi. Così come sono solitamente ben diverse le persone che amano i primi rispetto a quelle che amano i secondi.

L’etologo Marchesini prova a spiegare l’identità profonda di questi due animali così diversi che allietano le giornate di tantissime persone.

Partiamo con il dire che il gatto è senza dubbio un solista e come tale ha dovuto confrontarsi con scacchi da superare attraverso un’azione solutiva individuale e completamente affidata alla performatività del suo corpo. I problemi del gatto sono assimilabili a quelli di un enigmista, che deve risolvere ostacoli in modo diretto agendo sulle leve che si trova innanzi, e parimenti a quelli di un incursore, che deve cogliere di sorpresa l’avversario, muovendosi furtivamente e cercando di scegliere l’attimo migliore per sferrare l’attacco.

I problemi del cane sono, viceversa, quelli di un abile politico, che deve sapersi destreggiare tra processi di mediazione e concertazione all’interno del gruppo, per poter realizzare delle azioni collettive. Il suo stile venatorio, inoltre, non è basato sulla furtività e sulla sorpresa, bensì sulla capacità di atterrire la preda e stancarla attraverso un’azione di gruppo di tallonamento.

Così l’intelligenza del gatto si manifesta nell’interesse e nella curiosità verso ogni novità; nella capacità di concentrarsi senza distrazioni sull’obiettivo; nella vocazione all’agguato; nella progettazione della tattica migliore; nella capacità di aggirare un problema, raggiungendo l’obiettivo per vie traverse; nell’intelligenza nel movimento, tra equilibrio e precisione.

Ben diversa è l’intelligenza del cane, basata sul bisogno di costruire dinamiche di squadra. Si esplica nella capacità di individuare all’interno del gruppo dei ruoli specifici, basati sulle competenze individuali; nella tendenza a favorire l’aggregazione e il lavoro di squadra; nell’accettazione di regole condivise nel gruppo sociale; nella tendenza alla mediazione; nella vocazione a sacrificarsi per il gruppo e a soccorrere chi è in difficoltà; nel saper agire come un unico corpo durante l’azione, attraverso azioni comunicative di coordinamento; in una intelligenza ostinata, che lo porta, similmente al gatto in questo caso, a concentrarsi sull’obiettivo senza mai demordere nonostante tutto ciò che accade intorno.

Due intelligenze ben diverse, due modi di essere opposti, che hanno anche due storie ben diverse, come ricorda Marchesini:

L’alleanza con il cane è un frutto del Paleolitico e risente ancora oggi, se vogliamo in retrogusto, di quella particolare dimensione di vita. È un’intelligenza basata sul nomadismo, su una vita randagia che è ancora dentro le corde emotive del cane, per cui la passeggiata diventa il momento clou dove si rinsalda, quasi per risonanza, il rapporto.

(…) L’alleanza con il gatto è invece postuma alla rivoluzione del Neolitico e ripropone anche attualmente il suo significato di Hestia, divinità protettrice della casa, della fecondità e della sicurezza domestica. Non a caso nel pantheon egiziano figura come Bastet, divinità protettrice della casa, del raccolto, della fecondità e, per assonanza, della femminilità. Il gatto in un certo senso è stato il vero angelo del focolare, lo spazzino capace di contenere l’invasione dei roditori e la sentinella nei confronti di tutti i pericolosi coinquilini che potevano annidarsi nei recessi della dimora, compresi i pericolosi serpenti.

Ma le differenze non finiscono qui: il gatto, di origine africana, ama il caldo, mentre il cane lo rifugge. Il felino è silenzioso e capace di svanire quasi nei piccoli spazi, mentre il cane è ingombrante. Il primo ha quasi un’ossessione per la pulizia e ricopre con la sabbia i suoi bisogni, il secondo fa dei liquidi organici come la saliva un modo per dimostrare l’affetto, leccando il suo padrone senza risparmio.

Non a caso, prosegue Marchesini, in alcune religioni il cane è associato al maiale come essere impuro, mentre il gatto è elevato alla dimensione etera e spirituale come gli uccelli. Niente di tutto questo. Si tratta ancora una volta di una conseguenza della diversa intelligenza dei due animali. In qualità di solista, il gatto fa affidamento alle sue doti di enigmista, pronto a sorprendere l’avversario, per cui una puntuale attenzione al diminuire il proprio carico indiziario rappresenta come si suol dire un “must” di sopravvivenza. Al contrario, l’intelligenza sociale del cane lo porta a preferire la condivisione.