Coronavirus, scimpanzé e oranghi a rischio estinzione

di redazione Blitz
Pubblicato il 24 Giugno 2020 11:18 | Ultimo aggiornamento: 24 Giugno 2020 11:18
Scimpanzé e oranghi sarebbero a rischio estinzione per il coronavirus

Coronavirus, scimpanzé e oranghi a rischio estinzione (Foto Ansa)

ROMA  –  Il coronavirus potrebbe avere una altra conseguenza oltre a quelle note: portare alla estinzione di scimpanzé e oranghi. 

Il rischio deriva dal fatto che le grandi scimmie (tra cui anche i bonobo e i gorilla) sono geneticamente molto simili all’uomo. 

Grandi scimmie e virus, il precedente di Ebola

Già in passato epidemie che hanno colpito l’uomo hanno sterminato le grandi scimmie. E’ accaduto, per esempio, negli anni Duemila con il virus Ebola, che ha ucciso moltissimi scimpanzé e gorilla.

In alcune zone dell’Africa, scrive Rivista Natura, oltre il 95% dei gorilla sono stati decimati da questa malattia.

E adesso le grandi scimmie, già minacciati dalla distruzione del loro habitat e dal bracconaggio, stanno facendo le spese della pandemia da Covid-19. 

Al momento il contagio non è ancora arrivato, ma già ci sono le conseguenze dovute allo stop al turismo. L’alt ai turisti è una misura cautelativa dovuta proprio ai timori che gli umani possano contagiare questi animali, che possono contrarre facilmente malattie infettive, in particolare respiratorie. 

Di pari passo anche le donazioni internazionali sono calate e la ricerca si è fermata. Ma il timore maggiore è che si arrivi all’estinzione. 

Scimpanzé e coronavirus, la denuncia dell’Istituto Oikos

L’Istituto Oikos, organizzazione no-profit impegnata nella tutela della biodiversità, ha posto l’attenzione sugli scimpanzé.

Ad oggi al mondo ne esistono solo 300mila esemplari in Africa. Come gli umani, anche gli scimpanzé non amano il distanziamento sociale e non isolano i soggetti infetti.  

Secondo Daniela De Donno, presidente e direttrice esecutiva del Jane Goodall Institute Italia, l’unica soluzione è abolire completamente il contatto con gli scimpanzé, per tutelarli. (Fonti: Rivista Natura, La Stampa)