Il ferro di lancia, uno dei serpenti più pericolosi del Sud America

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 giugno 2018 7:07 | Ultimo aggiornamento: 6 giugno 2018 20:11
Il ferro di lancia, uno dei serpenti più pericolosi del Sud America

Il ferro di lancia, uno dei serpenti più pericolosi del Sud America

ROMA – Nell’America Centrale e del Sud, è presente il serpente ferro di lancia, una specie [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,-Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] che rappresenta un serio pericolo nelle aree tropicali, il suo veleno può bloccare la coagulazione del sangue e causare ictus, emorragie e insufficienza renale.

I ricercatori del Laboratory of Applied Toxicology dell’Instituto Butantan di San Paolo, in Brasile, e l’Università del New Hampshire hanno studiato le tossine presenti nel veleno delle serpenti ferro di lancia, della famiglia dei Viperidi, nella speranza di sviluppare una cura più efficace per il loro letale morso.
Hanno esaminato un gruppo di molecole dello zucchero, o glicani, trovate in una complessa catena che può essere collegata alle proteine, spiega il Daily Mail.

La maggior parte delle proteine presenti nel veleno del serpente ferro di lancia sono modificate dai glicani, secondo la ricercatrice Solange Serrano, tuttavia si sa molto poco sulla struttura effettiva degli zuccheri nel veleno del rettile.
I ricercatori sono stati in grado di caratterizzare la struttura di 60 catene di glicani in otto veleni della specie ferro di lancia, li hanno analizzati e abbattuto ogni molecola complessa per capire quali zuccheri fossero presenti e in che modo agissero sul veleno.

Hanno scoperto che contiene circa 100 milligrammi di proteine per millilitro di liquido.
A questo livello di concentrazione, le soluzioni proteiche possono diventare molto dense e appiccicose o formare un gel.
Dopo aver analizzato le strutture, i ricercatori hanno scoperto che un numero insolitamente elevato conteneva acido sialico, uno zucchero a 9 atomi di carbonio.
“I glicani contenenti acido sialico possono aiutare nella solubilità del veleno e aumentare l’emivita della tossina”, ha detto Serrano.
Con questa ricerca sulle strutture di base dei veleni, gli scienziati sperano di poter sviluppare trattamenti più efficaci per i morsi di serpente.
Gli antiveleno svolgono un’azione positiva ma non sono in grado di neutralizzare gli effetti locali del morso di serpente, “inclusi gonfiore, emorragia e necrosi”, ha detto Serrano.
A volte i danni provocati dai morsi possono essere così gravi da ricorrere all’amputazione dell’arto colpito.
La ricerca attuale può anche comportare dei benefici per la medicina e la biotecnologia, poiché alcune proteine del veleno sono già state riutilizzate nei farmaci.

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