Gatto caracat ai domiciliari e cane maremmano “arrestato”

di redazione Blitz
Pubblicato il 26 marzo 2018 15:50 | Ultimo aggiornamento: 26 marzo 2018 15:53
Un gatto caracat è stato posto ai "domiciliari" e un cane maremmano portato in canile

L’esemplare di caracat fermato a Milano

Dopo il gatto selvatico caracat sottoposto agli arresti domiciliari a Milano lo scorso gennaio, ora c’è il cane sottoposto agli arresti in canile perché abbaia troppo.

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Il cane in questione è un pastore maremmano, che è stato sequestrato ad una coppia di Rovereto. La sua colpa, per i vicini di casa della coppia, è quella di abbaiare troppo. E così il giudice ha deciso di sequestrare il cane ai propri padroni, confinandolo in un canile fino alla fine di aprile, quando si terrà il processo nel quale si deciderà il suo futuro.

La coppia che si è vista sequestrare il cane era già stata raggiunta da due decreti penali, uno a ottobre scorso e un altro a gennaio, rispettivamente con 154 e 70 euro di multa, ma ora per l’animale è arrivato il sequestro, nonostante i tentativi dei carabinieri di calmare gli animi. La coppia si è difesa dicendo che il vicino è a 300 metri di distanza e che nessuno, oltre a lui, si è lamentato, e che la notte il cane dorme in casa, quindi non è chiaro come possa impedire al vicino di dormire. Fatto è che ora il maremmano è al canile e che il processo per decidere la sua sorte è fissato a fine aprile.

Lo scorso gennaio, invece, un esemplare di gatto caracat, incrocio tra caracal, lince del deserto e gatto europeo, è stato sequestrato a Milano e poi messo ai “domiciliari” nell’appartamento della sua padrona. Anche in quel caso si è mobilitata la magistratura, dopo che il felino era stato fotografato al guinzaglio insieme alla sua “compagna umana” da qualcuno per le strade del capoluogo lombardo.

E tutto questo, ricorda Aidaa (l’Associazione italiana per la difesa degli animali e dell’ambiente) accade proprio in concomitanza con la decisione del governo di alzare a quattro anni il limite minimo per entrare in carcere, precludendo di fatto questa possibilità a tutti coloro che vengono condannati per reati contro gli animali compresi assassini, avvelenatori e torturatori.

Duro il giudizio del presidente di Aidaa, Lorenzo Croce: “Si tratta di un fatto vergognoso: da una parte si lasciano liberi torturatori ed assassini di animali e dall’altra parte si sequestra un cane perché abbaia, quando l’abbaio è un diritto, e cosa ancora più grave si stabilisce che l’animale deve stare in canile fino alla fine di aprile. Questi fatti ci fanno capire che siamo oramai nel Paese delle barzellette”.