Madagascar, svelato mistero del gatto della foresta: il più grosso carnivoro dell’isola

di Caterina Galloni
Pubblicato il 14 Marzo 2020 5:00 | Ultimo aggiornamento: 13 Marzo 2020 20:54
Gatto del Madagascar, svelato il mistero del grosso carnivoro

Gatto del Madagascar, svelato il mistero del grosso carnivoro (Credit Wikipedia/Dawson)

ROMA – Svelato il mistero del gatto del Madagascar, il più grosso carnivoro dell’isola e, dopo l’uomo il principale cacciatore di lemuri: a parlarne è Joshua Sokol su Science.

Racconta che Michelle Sauther, antropologa biologica dell’University of Colorado, nel 2009, mentre camminava su un sentiero aveva visto il corpo di un lemure sifaka dal pelo bianco che giaceva disteso. Poi sentì un fruscio. Alzando gli occhi, scorse un felino con il mantello tigrato che scomparì di nuovo nel verde: era uno dei “gatti della foresta” del Madagascar.

Sull’isola i gatti non si sono evoluti e la storia di questi inafferrabili felini – il doppio delle dimensioni dei gatti domestici – è stata a lungo un mistero. I ricercatori, ora hanno rivelato le origini dei gatti: discendono da micini domestici saltati giù dalle navi mercantili arabe forse più di 1000 anni fa. Hanno trascorso secoli ad adattarsi al Madagascar e lo studio potrebbe essere il primo passo per limitare il prezzo che questi implacabili carnivori fanno pagare alla ricca biodiversità dell’isola.

La lunghezza media dei gatti maschi è di oltre 0,6 metri, hanno un mantello tigrato, code diritte e un vorace appetito nei confronti di uccelli, serpenti, roditori e lemuri. Sono in competizione con altri carnivori come le manguste, ha spiegato Zachary Farris, un biologo della Appalachian State University che non fa parte del gruppo di ricerca.
I felini potrebbero essere i discendenti selvatici del gatto domestico, Felis catus, portato nell’isola diverse centinaia di anni fa dagli europei oppure potrebbero discendere da micetti  selvatici “arrivati in qualche modo dall’Africa continentale”, sostiene Sauther.

Ma quando il team ha prelevato il DNA dei gatti della foresta dopo averli intrappolati usando come esche topi vivi o pezzi di manzo, ha scoperto una storia diversa. Leslie Lyons, esperta di genomica dei gatti all’University of Missouri, in Colombia, ha aiutato a confrontare i genomi dei gatti della foresta con le specie dei gatti di tutto il mondo. La corrispondenza più vicina è con i felini domestici provenienti dai locali del Mar Arabico come Kuwait e Oman, come hanno riportato i ricercatori sulla rivista Conservation Genetics.

Come altri gatti domestici che sono diventati selvatici, tra cui il Maine Coons e quello australiano, i gatti del Medioriente nel nuovo habitat hanno raddoppiato le dimensioni, ha osservato Lyons. Secondo Asia Murphy, dottoranda alla Pennsylvania State University, University Park, che studia il fossa, un carnivoro in competizione con i gatti della foresta, “Il Madagascar quando si tratta di mescolanza culturale è un’isola piuttosto speciale”.

Le tracce linguistiche e culturali attestano l’influenza araba sul Madagascar, legata alle rotte commerciali dell’Oceano Indiano che a partire dal secondo millennio a.C. si estendevano dai porti arabi all’isola. I gatti impiegati sulle navi come acchiappatopi potrebbe essere rimasti nel porto.

A supporto di questo scenario c’è un’altra specie invasiva. Intorno al 900 d.C. sull’isola le navi arabe trasportavano anche zibetti indiani per l’olio che veniva estratto dalle loro ghiandole e utilizzato per i profumi. “Le navi  trasportavano zibetti e probabilmente anche gatti”, ha detto Farris.

Un ulteriore lavoro di genomica potrebbe restringere la linea temporale dell’arrivo dei gatti o raccontare la storia di un’altra varietà di gatti della foresta, chiamata fitoaty, che i ricercatori non hanno ancora campionato. Per Lyons, il record di gatti del Mar Arabico che viaggiano verso il Madagascar si aggiunge alla storia della diffusione dei gatti ne mondo. “Le persone pensano sempre ai cani ma nella migrazione il gatto è stato un compagno molto segreto”.

Fonte: Science