Medicine al gatto? Come dargliele senza venir graffiati

di redazione Blitz
Pubblicato il 28 giugno 2018 15:09 | Ultimo aggiornamento: 28 giugno 2018 15:09
Medicine al gatto? Ecco come dargliele senza venir graffiati

Medicine al gatto? Ecco come dargliele senza venir graffiati

Chiunque abbia un gatto lo sa: dargli medicinali è impresa non facile, che può tradursi in graffi ovunque. Ma ci sono degli escamotage che possiamo adottare per ovviare a questa situazione, [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play]  come spiega Marco Melosi, presidente Anmvi (Associazione nazionale medici veterinari italiani), all’Adnkronos:

“Il sistema migliore è quello di camuffare la compressa con il cibo, ad esempio in piccoli bocconcini di wurstel o di formaggio. Fortunatamente oggi le aziende stanno venendo incontro ai proprietari, e i nuovi farmaci sono spesso palatabili, ovvero il principio attivo è inserito all’interno di una compressa a base di carne”.

Va però detto che, da questo punto di vista, il gatto è molto più problematico del cane, che è meno diffidente di natura: in questi casi un aiuto lo si trova nel cosiddetto “sparapillole”, una sorta di siringa che agevola l’introduzione del farmaco sulla base della lingua del felino.

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Per quanto riguarda le iniezioni, Melosi precisa che

“nel 90% dei casi si può utilizzare la via sottocutanea, preferibile a quella intramuscolare, che è più dolorosa. Quasi tutti i farmaci per via sottocutanea vengono somministrati sotto le scapole, zona poco sensibile sia nei gatti sia nei cani (non è una caso che le madri sollevino i piccoli mici «mordendoli» proprio in quella zona). Bisogna poi stare attenti a come fare l’iniezione – sottolinea Melosi – l’ago deve essere parallelo alla cute, non perpendicolare, ed è buona abitudine mettere la museruola ai cani, anche quando l’animale è buono. Anche in questo caso il gatto è più difficile, e si cerca di utilizzare terapie diverse da quelle iniettabili ricorrendo a farmaci long acting, che hanno una durata variabile dai tre giorni alle tre settimane. In questo modo i proprietari possono evitare di recarsi ogni giorno dal veterinario”.