Parlare con cani e gatti? Allo studio un traduttore per capire cosa ci ‘dicono’

di Veronica Segantini
Pubblicato il 25 gennaio 2018 10:41 | Ultimo aggiornamento: 25 gennaio 2018 10:41
Un biologo sta mettendo a punto un traduttore per capire cosa ci 'dicono' i cani

Allo studio un traduttore per capire cosa ci ‘dicono’ i cani

Parlare con i propri gatti e i propri cani: il sogno di molti potrebbe presto diventare realtà. Merito di un dispositivo che il biologo americano Con Slobodchikoff sta mettendo a punto.

Il professor Slobodchikoff, docente presso la Northern Arizona University, negli Stati Uniti, da decenni si occupa di studiare la comunicazione tra animali, ed in particolare tra i cani delle praterie, intelligenti roditori della stessa famiglia delle marmotte presenti nel Nord America che utilizzano una sofisticata forma di comunicazione vocale.

Gli stridii emessi dai cani delle praterie, infatti, variano a seconda delle dimensioni del predatore: in questo modo la loro comunicazione si fa sempre più precisa e univoca. Non solo: questi piccoli mammiferi sono in grado di modulare i loro vocalizzi in modo da riuscire a comunicare ai loro simili anche forma e colore dei predatori.

Come ha spiegato il professor Slobodchikoff alla Nbc, la loro comunicazione funziona esattamente come la comunicazione umana:

“Nel linguaggio umano chiamiamo fonema la più piccola unità del suono. Diversi fonemi vengono assemblati nei cosiddetti morfemi, le più piccole unità del significato, che a loro volta compongono le parole. Dall’osservazione dei cani della prateria è emerso lo stesso meccanismo che usiamo noi umani: i versi emessi contengono sempre gli stessi fonemi, ma assemblati ogni volta in modo diverso a seconda del messaggio che si vuole trasmettere. Se possiamo raggiungere certi risultati con i cani della prateria, possiamo fare altrettanto, se non oltre, con cani e gatti domestici”.

Così il docente di biologia, collaborando con un informatico, sta mettendo a punto un dispositivo simile ad un traduttore che, per mezzo di un particolare algoritmo, potrebbe presto essere in grado di convertire i versi dei cani in lingua inglese.

Fra non molto tempo, forse persino fra una decina d’anni, basterà puntare questo congegno verso il proprio cane o gatto per sentir tradurre in parole (umane) quello che “dicendo”, o meglio, “abbaiando”.