Visoni positivi al Coronavirus. In Olanda ne abbattono 10mila. Chiudere gli allevamenti?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Giugno 2020 12:07 | Ultimo aggiornamento: 8 Giugno 2020 12:07
Visoni positivi al Covid. In Olanda ne abbattono 10mila. Chiudere gli allevamenti?

Visoni di allevamento (Ansa)

ROMA – In Olanda le autorità hanno cominciato ad abbattere 1.500 visoni di un allevamento dove erano stati segnalati casi di Covid-19 tra alcuni esemplari.

Dopo che un giudice ha respinto il ricorso presentato da un gruppo di animalisti.

Il ministero dell’Agricoltura olandese aveva annunciato mercoledì scorso che avrebbe fatto abbattere “oltre 10.000 visoni” degli allevamenti in cui erano stati individuati casi di coronavirus per evitare che diventassero focolai di infezione.

I primi casi di coronavirus negli allevamenti erano stati individuati ad aprile, a maggio il governo aveva comunicato due casi di trasmissione dagli animali all’uomo, i primi fuori dalla Cina

L’abbattimento è “cominciato sabato in un allegamento di visoni a Deurne“, nel sud dei Paesi Bassi, ha dichiarato Frederique Hermie, una portavoce dell’organismo incaricato della sicurezza alimentare e sanitaria.

“Questa azienda conta circa 1.500 esemplari femmine che hanno ciascuna 4-5 piccoli”, ha detto Hermie, precisando che gli animali vengono uccisi con monossido di carbonio.

Gli animalisti: chiudere gli allevamenti

“La vicenda che ha portato all’abbattimento dei visoni avrebbe potuto avere un esito diverso, in nome del rispetto per gli animali e per l’avvio di un nuovo corso al di fuori della prassi in cui alcune specie sono allevate e uccise per profitto”.

Lo dichiara Massimo Comparotto, presidente dell’Oipa Italia Organizzazione internazionale protezione animali. Lo spillover dai visoni agli esseri umani, se confermato, sarebbe il “primo caso noto di trasmissione” del nuovo coronavirus dall’animale all’uomo, ha reso noto l’Oms.

Ci appelliamo al Governo italiano affinché decida la chiusura di tutti gli allevamenti di animali da pelliccia in Italia, purtroppo ancora attivi in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Abruzzo, prevedendo il recupero e la riabilitazione degli animali” ha concluso Comparotto. (fonte Ansa)